Basilica San Lorenzo maggiore Napoli

Basilica San Lorenzo maggiore Napoli

La chiesa di San Lorenzo Maggiore, situata in Piazza San Gaetano, nel centro storico di Napoli, è uno dei più affascinanti monumenti di età gotica dell’Italia meridionale. Le vicende della sua progettazione e dei successivi lavori sono abbastanza complesse.

La basilica paleocristiana, dedicata al protomartire Lorenzo, fu innalzata all’epoca del vescovo Giovanni II (533-555) su di un’area occupata in età romana da un macellum, il  mercato alimentare della città.

Intorno al 1270, grazie all’iniziativa e ai finanziamenti del re Carlo I d’Angiò, iniziarono i lavori per la nuova chiesa, più grande della precedente basilica del VI secolo e ispirata ad uno stile architettonico tipico del gotico francese, che si può notare nella parte absidale, con lo splendido deambulatorio a cappelle radiali e l’alto presbiterio a pilastri polistili, costoloni e volte a crociere.

Nei secoli successivi la chiesa fu interessata da varie ristrutturazioni, causate anche da alcuni violenti terremoti che si abbatterono sulla città.

In seguito, a partire dalla metà del Cinquecento e poi per almeno due secoli, i cambiamenti si fecero radicali, fino a cancellare del tutto l’aspetto gotico, celato da pesanti sovrastrutture barocche.

Dopo periodi di grandi difficoltà nell’Ottocento e nei primi del Novecento, in cui ci fu una progressiva decadenza della chiesa, inasprita dall’allontanamento dei Francescani nel 1866 e culminata con la chiusura dell’edificio nel 1905, in seguito la situazione è migliorata e la chiesa di San Lorenzo ha recuperato il suo eccezionale aspetto originario, grazie a molteplici lavori di restauro.

La chiesa e il convento posseggono un ricchissimo patrimonio storico-artistico. Qui furono sepolti molti membri della casa reale angioina, tra cui Caterina d’Austria, la prima moglie del duca Carlo di Calabria, alla quale fu dedicato il bellissimo sepolcro di Caterina D’Austria, realizzato verso il 1323-25 dal grande scultore e architetto senese Tino di Camaino.

Qui il principe Ludovico d’Angiò, futuro vescovo di Tolosa, poi canonizzato nel 1317, ricevette l’ordine sacerdotale; la magnifica pala d’altare che lo raffigura, realizzata da Simone Martini sempre nel 1317, dopo essere stata conservata per secoli in questa chiesa, oggi si trova al Museo di Capodimonte.

In San Lorenzo lavorarono anche altri importanti artisti come Antonio Baboccio da Piperno che nel 1421 eseguì il Sepolcro di Ludovico Aldomorisco, che oggi si trova tra la prima e la seconda cappella destra; Colantonio, il più grande esponente della pittura del Quattrocento a Napoli e maestro del grandissimo Antonello da Messina, dipinse verso il 1444-45 il grande Polittico per la famiglia Rocco con il San Girolamo nello studio e il San Francesco che dà la regola, oggi nel Museo di Capodimonte; Giovanni da Nola, uno dei maggiori scultori del Cinquecento a Napoli, realizzò verso il 1530 il meraviglioso altare maggiore.

I segni materiali del periodo barocco, splendidi nella loro organicità decorativa, cromatica e funzionale, sono presenti nel Cappellone di S. Antonio nel transetto sinistro e nella cappella Cacace, terza a destra, entrambi realizzati da Cosimo Fanzago rispettivamente nel 1638-39 e nel 1643-49, complessi in cui l’arte della tarsia marmorea è portata al massimo grado di suggestione.

Gli scavi di San Lorenzo

L’area archeologica di San Lorenzo è il più importante sito archeologico del centro storico di Napoli.

La stratificazione degli scavi archeologici è complessa ma è comunque possibile ricostruire le varie fasi che si sono succedute nel corso dei secoli. Si riscontrano, dunque, strutture più antiche, risalenti al IV sec. a. C., di epoca greca, caratterizzate da fondazioni in blocchi di tufo, su cui si impianta un complesso databile alla seconda metà del I sec. d.C., il macellum, ossia l’antico mercato alimentare in parte coperto, il cui ingresso principale era sulla plateia di via Tribunali. La struttura generale era probabilmente costituita da un grande porticato quadrangolare con botteghe sui quattro lati; al centro di uno spazio scoperto si ergeva una costruzione circolare a tholos su gradini di cui parte del basamento è ancora visibile nel chiostro del convento. Il tratto di strada, di circa 60 metri, corrispondente ad uno degli stenopoi in allineamento con l’attuale vico Giganti, su cui si aprivano altre botteghe commerciali, è una delle parti più suggestive dell’area archeologica sotterranea. Uno degli edifici può essere identificato probabilmente con l’antico Erario, dove si custodiva il tesoro della città. Tutta la zona fu interessata da profonde alterazioni con il passare dei secoli, fino ad un abbandono a partire dalla fine del V sec., causati da un evento di natura alluvionale che cancellò lo stenopos e gli edifici ad esso pertinenti. Durante l’epoca altomedievale si ebbe una ripresa grazie all’edificazione della primitiva basilica paleocristiana dedicata al protomartire Lorenzo, nella metà del VI sec.