Castel dell’Ovo storia e leggenda

Il Castel dell’Ovo, il più antico castello della città di Napoli, sorge su un isolotto roccioso, l’antica Megaris, che un tempo era totalmente isolato sul mare e sul quale anticamente sorgeva una dipendenza della decantata villa del grande condottiero romano Lucio Licinio Lucullo; nel 476 d.C. il re barbaro Odoacre vi imprigionò l’ultimo imperatore Romolo Augustolo. In seguito, nel VII sec. l’isolotto era noto come isola di San Salvatore per la presenza di un cenobio basiliano, fiorito per alcuni secoli ed in età prenormanna era già munito di fortificazioni. Fin dal 1128 vi sorse una rocca che fu ampliata dai Normanni e poi da Federico II, che vi custodì il Regio Tesoro; qui furono prigionieri Corradino di Svevia, Federico di Baden e Beatrice, figlia di Manfredi, che vi rimase imprigionata per 18 anni e nel 1284 fu liberata da Ruggero di Lauria.

Carlo I D’Angiò fece eseguire molti lavori in questo castello e vi tenne il Regio Tesoro e la Magna Curia, scegliendolo come residenza della sua famiglia.

Il nome di Castel dell’Ovo cominciò ad entrare nell’uso durante il sec. XIV, forse per la pianta ellittica. Secondo una leggenda di origine medievale, esisteva un castello al quale Virgilio, ritenuto mago della tradizione popolare, consacrò un uovo, lo pose all’interno di una caraffa e poi in una gabbia di ferro, che fu successivamente appesa ad una trave di una «camerella» del castello ricavata nel tufo proprio per l’occasione. Da quel momento, il luogo,  chiuso da pesanti serrature, fu tenuto segreto poiché da quell’uovo sarebbero dipesi tutti i fatti e le fortune del castello.

Al tempo di Giovanna I l’uovo magico si ruppe e il castello crollò, quindi la regina lo fece ricostruire ponendo un altro uovo al posto di quello antico.

Il Castello divenne poi, in seguito a diversi lavori che terminarono nel 1458, un organismo architettonico diverso da quello di epoca angioina, più simile all’immagine odierna, non più turrito  ma basso e massiccio, in grado di resistere meglio all’artiglieria pesante. Le caratteristiche medievali della cittadella fortificata, che le fonti mostrano fitta di torri e aperta sul mare con un grande arco che collegava le due parti dell’isolotto, scomparvero nel corso del Cinquecento; nel 1503 il castello fu danneggiato. Occupato dai francesi di Luigi XII, fu assediato dagli spagnoli e una mina ne fece crollare una grande parte; in seguito venne adattato alle moderne tecniche di difesa.

Ulteriori trasformazioni furono realizzate nel 1691, quando fu aggiunto un fortino circolare proteso sul mare per volere di Ferdinando di Grunemberg; in seguito, nel 1733, il castello fu bombardato  dai soldati di Carlo di Borbone da Pizzofalcone; nel 1799 fu occupato dal popolo e poi ripreso dal cardinale Ruffo.

A partire dalla fine dell’Ottocento, la città ha cominciato a muoversi verso il Castello con opere massicce quali il completamento di via Partenope e in seguito con le più recenti opere che hanno riguardato il porticciolo e le banchine.

Oggi, alcuni spazi del castello sono destinati ad ospitare vari uffici. Percorso il ponte, si passa un portale affiancato da un rivellino; dopo il vestibolo, sulla sinistra, c’è una via che fiancheggia e attraversa il castello in tutta la sua lunghezza. Si possono ammirare panorami impressionanti e spettacolari sulle cortine murarie, sul mare e sulla città e alcune strutture che mostrano la stratificazione monumentale.

INFORMAZIONI

Indirizzo: Via Eldorado, 3

L’accesso al castello è gratuito ed è aperto:

nel periodo estivo (in coincidenza con l’applicazione dell’ora legale e fino alla sua disattivazione)
nei giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 19.30 – ultimo accesso ore 18.45
nei giorni festivi e la domenica dalle ore 9.00  alle ore 14.00 – ultimo accesso ore 13.15
nel periodo invernale (in coincidenza con la disattivazione dell’ora legale e fino alla nuova attivazione)
nei giorni feriali dalle ore 9.00 alle ore 18.30 – ultimo accesso ore 17.45
nei giorni festivi e la domenica dalle ore 9.00  alle ore 14.00 – ultimo accesso ore 13,15