Chiesa di Santa Caterina a Formello – Napoli

Le prime notizie, che riferiscono di Santa Caterina a Formello, risalgono alla metà del XV secolo, quando, una piccola chiesa, appartenente all’ordine dei Celestini, sorgeva in un’area non ancora inglobata nell’ampliamento delle mura fortificate, voluto dagli Aragonesi a patire dagli anni Ottanta del ‘400.
II nome Forme deriva dalla presenza dei formali dell’antico acquedotto della Bolla, un tempo principale fonte di approvvigionamento idrico della città.
La chiesa conquista gli onori della cronaca quando l’erede al trono del Regno di Napoli, Alfonso d’Aragona duca di Calabria, l’acquista e vi trasferì, nel 1489, le riottose monache della Maddalena, il cui convento, che sorgeva accanto alla nota villa di delizie detta ‘la Duchesca’, volle adibire ad alloggio per i suoi cortigiani.
Morto Alfonso nel 1495, le monache tornarono nel convento della Maddalena nel 1497 e la chiesa di Santa Caterina venne affidata, nel 1498, dal re Federico d’Aragona ai Domenicani riformati lombardi che seguivano le regole pi austere dettate dal beato Raimondo da Capua. E’ in questa fase che furono traslate in Santa Caterina le reliquie del 240 martiri d’Otranto, trucidati dai Turchi nel 1480, poste in una cappella eretta accanto all’antica chiesa. Nel 1514 i Domenicani avviarono i lavori per la nuova fabbrica. Anche se le fonti ricordano l’architetto Antonio Marchesi da Settignano, la paternit del progetto ancora oggi assai dibattuta. Si concordi, per, nel riconoscere nell’edificio le eleganze formali dell’architettura rinascimentale toscana che ben si armonizzavano con il contesto dominato dalla Porta Capuana, progettata da Giuliano da Majano. Le fasi costruttive durarono a lungo: nel 1519 si inizi l’edificazione della cupola, elegante e slanciata, ritenuta dalle fonti la prima a sorgere a Napoli; la direzione dei lavori pass, poi, a Romolo Balsimelli ed probabile che, durante il Cinquecento, il progetto subisse modifiche anche in osservanza delle nuove regole dettate dalla Controriforma. Nel 1577 la chiesa pot dirsi terminata e la sue forme, eleganti ed austere, risultarono consone all’ordine dei Domenicani lombardi, mentre le famiglie che avevano avuto in concessione le cappelle ne completarono la decorazione. Anche se le opere ebbero, quindi, committenze varie, i Domenicani elaborarono un progetto iconografico uniforme: il tema dominante era la lotta alle eresie; le due sante, Caterina d’Alessandria, a cui e dedicata la chiesa, e Caterina da Siena, celebre santa domenicana, sono parte di questo vasto programma iconografico, dove trovano spazio, ovunque, i simboli del martirio di Caterina d’Alessandria la ruota uncinata e la spada e dei Domenicani il cane con la fiaccola.
Tra il 1655 e il 1659 si realizza la decorazione del portale esterno, su progetto del regio architetto Francesco Antonio Picchiatti. Alla fine del Seicento le levit dell’arte barocca dovettero affascinare anche i severi Domenicani e una nuova fase di lavori ebbe inizio. Nel 1677 venne rifatto il pavimento e messe in opera le balaustre delle cappelle laterali, quasi tutte recanti i simboli del martirio di Santa Caterina. Nel 1695, giunse da Roma Luigi Garzi, un abile e accademico pittore, che confer alla chiesa un volto nuovo. Una leggera trama decorativa ricoprì i pilastri di piperno e le volte; Garzi affresca entro il 1698 due scenografiche raffigurazioni: Santa Caterina d’Alessandria in gloria, contemplata da Santa Caterina da Siena, nella volta, e il Martirio di Santa Caterina, nella controfacciata.
Il convento di Santa Caterina a Formello divenne uno dei complessi domenicani più belli d’Italia: ospitava, dal 1613, un’importante spezieria, una rinomata raccolta di oggetti naturali di particolare rarità, nonchè una raffinatissima biblioteca. I Domenicani occuparono il convento fino al 1806, quando. per le soppressioni francesi, furono costretti a lasciarlo ed esso divenne, a partire dal 1825, un importante complesso industriale per la produzione della lana.

Castel Nuovo – Maschio Angioino

Castel Nuovo, chiamato Nuovo per differenziarlo da Castel dell’Ovo e Castel Capuano, è conosciuto anche come Maschio Angioino, dal termine medievale fiorentino “mastio” che indicava, in una struttura con più torri, la maggiore e la più sicura in caso di attacchi bellici.
Venne fatto costruire nel 1279 da Carlo I d’Angiò, che affidò il progetto all’architetto francese Pierre de Chaule. Dell’assetto originario rimangono soltanto le mura, quattro delle cinque torri e la Cappella Palatina.
La Cappella presenta uno splendido ciclo di affreschi, del quale, purtroppo, ci sono giunti soltanto pochi frammenti. La decorazione pittorica è stata realizzata prevalentemente dall’artista fiorentino Maso di Banco, ma all’interno della Cappella operò anche Giotto, che dipinse storie del Vecchio e del Nuovo Testamento.
Quando nel 1442 Napoli viene conquistata dagli aragonesi, il sovrano Alfonso I commissionò lavori di ampliamento e modifica all’intera struttura: venne aggiunta una quinta torre e realizzato il fossato che circonda l’edificio, le mura perimetrali vennero ispessite e venne costruito il monumentale arco d’ingresso in marmo bianco.
L’arco trionfale vuole essere la celebrazione dell’entrata vittoriosa di Alfonso I d’Aragona nella città di Napoli, infatti nella parte superiore viene inserito un gruppo scultoreo commemorativo dell’evento: raffigura il re Alfonso I su un carro tirato da quattro cavalli bianchi, con davanti una figura di una donna, Parthenope. Ai suoi lati, inserite in quattro nicchie, si trovano altrettante statue raffiguranti le Virtù del re: Giustizia, Temperanza, Fortezza, Prudenza.
Alfonso I fece costruire anche la Sala dei Baroni, sala di rappresentanza in pieno stile rinascimentale che prese il nome successivamente all’arresto, all’interno della stessa, di tanti esponenti della nobiltà napoletana dopo una congiura ai danni del re.
Ai piani inferiori del castello si trova la Fossa del coccodrillo, chiamata in questo modo grazie ad una leggenda secondo la quale i sovrani che si volevano “disfare” di un prigioniero lo gettavano nella fossa in pasto al coccodrillo che la abitava.
Attualmente Castel Nuovo è sede del Museo Civico della città di Napoli, che raccoglie le opere d’arte (principalmente dipinti, sculture e arredi liturgici) di proprietà del Comune di Napoli. Il percorso museale si snoda tra la Sala dell’Armeria, la Cappella Palatina, la Sala Carlo V e la Sala della Loggia.

Orari di apertura:

Dal lunedì al sabato: 08.30 – 19

Domenica e festivi: 09.00 – 14.30

Prezzo dei biglietti:
Intero: 6 euro
Ridotto con Artecard: 3 euro
Gratuito per giovani dell’UE sotto i 18 anni

 

Palazzo Reale – Napoli

Il Palazzo Reale di Napoli è stato costruito per volontà del vicerè spagnolo Fernandez Ruiz de Castro, e fu residenza di vicerè spagnoli e austriaci fino al 1734 quando, in seguito alla creazione del Regno di Napoli, divenne residenza reale dei Borbone. Dopo l’Unità d’Italia le sale del palazzo vennero occupate dai Savoia, che le scelsero come residenza napoletana, fino a che Vittorio Emanuele III non decise di donare l’edificio allo Stato.

Il palazzo è stato costruito su progetto dell’architetto Domenico Fontana, ed è rimasto invariato, eccezion fatta per la demolizione del Palazzo Vecchio (prima residenza dei vicerè spagnoli) e la costruzione del Braccio Nuovo nel 1760. È in stile tardo rinascimentale, esclusa la facciata che presenta accenni di stile classico, come le colonne e altri elementi ornamentali. Sulla facciata inoltre sono state inserite in otto nicchie altrettante statue di alcuni dei più importanti re di Napoli: Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d’Angiò, Alfonso I d’Aragona, Carlo V d’Asburgo, Carlo III di Borbone, Gioacchino Murat e Vittorio Emanuele II di Savoia.

Al piano nobile, che si raggiunge tramite uno scalone monumentale rivestito di marmi e stucchi, si trovano alcuni dei più rappresentativi ambienti del palazzo, fra cui gli Appartamenti Reali, il Teatro di Corte, la Sala del Trono e la Cappella Palatina dedicata all’Assunta.
Il Teatro di Corte sorge al posto della Sala Regia che veniva utilizzata per ospitare ricevimenti e spettacoli. Il nuovo progetto prevedeva decorazioni in stucco bianco e oro e sculture di cartapesta. La Cappella Reale dell’Assunta, invece, venne costruita su progetto di Fontana, quindi fu da sempre destinata alle funzioni religiose. L’interno è in stile barocco, e fra gli elementi d’arredo spicca l’altare, capolavoro in marmo con rifinimenti dorati. Per un periodo è stata anche sede della Scuola di Musica Napoletana e dei Maestri di Cappella. Questi due ambienti, il Teatro e la Cappella, sono stati compromessi dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, quindi l’aspetto attuale è il risultato dei restauri effettuati in seguito.

Il Palazzo nasconde al suo interno degli splendidi Giardini pensili con piante sia di specie locali sia esotiche.

Il Braccio Nuovo, inizialmente adibito ad ala per le feste, attualmente occupa le sale della Biblioteca Nazionale “Vittorio Emanuele II”, che ospita una raccolta di un milione e mezzo di volumi, tra cui rari manoscritti medievali e i papiri provenienti da Ercolano.

 

INFORMAZIONI

Appartamento storico – Aperto tutti i giorni dalle ore 9:00 alle ore 20:00

Costo biglietto: 4,00 € intero; 2,00 € ridotto.

Cortili e giardini – aperti gratuitamente al pubblico tutti i giorni dalle ore 9:00 alle ore 19:00

*CHIUSO il mercoledì, il 25 Aprile, 1 Maggio, Natale, Capodanno, Ferragosto.

Il martirio di Sant’Orsola Caravaggio a Napoli Palazzo Zevallos

 l’ultima tela di Caravaggio raffigurante il “Martirio di Sant’Orsola”.

Caravaggio adotta  una iconografia nuova nel rappresentare Sant’Orsola, che precedentemente viene spesso raffigurata in compagnia di alcune vergini e con i simboli del martirio.

Caravaggio invece raffigura l’istante in cui Sant’Orsola viene trafitta da una freccia per mano di Attila, al quale non aveva voluto concedersi. Crea una scena drammatica che si svolge nella tenda di Attila, questo lo si deduce  dal drappeggio sullo sfondo. L’intero ambiente, come spesso accade  nei dipinti di  Caravaggio é composto da un sofisticato mix di luci e ombre;  atmosfera indicativa anche del difficile periodo che l’autore stava vivendo alla fine della sua vita.
il dipinto fu eseguito dal Caravaggio in breve tempo, forse perché aveva fretta di partire per Porto Ercole, dove avrebbe dovuto compiere le formalità per ottenere la Grazia. Si sà che durante quel viaggio il grande artista trovò la morte. La fretta non diede il tempo di far asciugare la tela prima della consegna: per accelerare l’asciugatura fu incautamente esposta al sole.

La composizione

Da sinistra Il primo personaggio  è  Attila, in abiti seicenteschi; che ha appena lanciato la freccia contro Sant’Orsola ed ha sul volto una espressione di pentimento per quello che ha fatto;  poco più a destra c’è Sant’Orsola, con la  freccia che la ha trafitta appena visibile sul suo petto: ha la testa piegata verso di esso e si aiuta con le mani per meglio vedere il danno.  Sembra indolente, per quanto le sta accadendo, ma il  volto e le mani pallide rispetto a quelli degli altri personaggi, rendono ben chiara la sua imminente morte.

Dietro alla scena madre, tre barbari, vestito con abiti moderni ( uno indossa un’armatura di ferro ), stanno accorrendo a sorreggere Sant’Orsola, increduli di fronte al gesto impulsivo del loro comandante. Nelle fattezze di quello di loro che si trova alle immediate spalle della santa, Caravaggio ha raffigurato se stesso con la bocca aperta ed un espressione dolorante: egli sembra ferito insieme a lei.

Palazzo Zevallos, anche conosciuto come Palazzo Colonna di Stigliano, è uno dei palazzi e appartamenti storico-monumentali di Napoli che ospita e racconta una parte di storia del popolo napoletano. Palazzo Zevallos nasce, infatti, come appartamento nobiliare voluto da Giovanni Zevallos, Duca di Ostuni. Napoli_-_Palazzo_Zevallos_Colonna_di_Stigliano3Tramandata in eredità per due generazioni, il palazzo e i suoi appartamenti passarono alla famiglia Colonna di Stigliano in seguito al matrimonio tra la figlia Giovanna e il principe di Sonnino, Giuliano Colonna, che divenne così anche principe di Stigliano. L’unità di palazzo Zevallos fu poi minata da dissidi interni alla famiglia a cui conseguì la vendita del primo e terzo piano a famiglie diverse. Dal 1898 Palazzo Zevallos è di proprietà della Banca Commerciale Italiana che, congiuntamente alla ristrutturazione del palazzo per adibirlo agli usi funzionali, ne rimise insieme tutti gli appartamenti acquistando dapprima gli immobili appartenenti alla famiglia dei Forques e successivamente i restanti appartamenti del palazzo e le botteghe sottostanti. Della facciata in chiave barocca, resta ancora oggi invariato il portale realizzato con bugne in marmo e piperno, sfuggito alle modifiche ottocentesche che interessarono il palazzo e la sua planimetria. Ristrutturato e rinnovato anche al suo interno, il palazzo nobiliare Zevallos di Stigliano dispone di una galleria d’arte visitabile e diverse sale in cui sono esposte pitture e sculture che vanno dal Seicento all’Ottocento napoletano e disegni in carboncino del IX e XX secolo.

 Napoli_-_Palazzo_Zevallos_Colonna_di_StiglianoDi rilevante fascino, oltre alla collezione d’arte in possesso della BCI, è la struttura stessa del palazzo, i suoi interni imponenti: le pareti rivestite in marmo, le vetrate, il e le sue decorazioni, il grande salone per il pubblico.Di rilevante fascino, oltre alla collezione d’arte in possesso della BCI, è la struttura stessa del palazzo, i suoi interni imponenti: le pareti rivestite in marmo, le vetrate, il e le sue decorazioni, il grande salone per il pubblico. Di rilevante fascino, oltre alla collezione d’arte in possesso della BCI, è la struttura stessa del palazzo, i suoi interni imponenti: le pareti rivestite in marmo, le vetrate, il lucernario e le sue decorazioni, il grande salone per il pubblico.
Palazzo Zevallos racconta e fa da testimone all’arte e storia della nobiltà napoletana.

INFORMAZIONI

Orario apertura: - Lunedì chiuso; - Dal martedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 18:00; - Sabato e domenica dalle ore 10:00 alle ore 20:00

Biglietto: - Intero 5,00 € - Ridotto 3,00 € Giovani dai 18 ai 25 anni; clienti Intesa Sanpaolo; over 65; gruppi di almeno 15 persone INGRESSO GRATUITO ogni prima domenica del mese. Indirizzo: Via Toledo, 185 - Napoli

 

Farmacia degli Incurabili

A Napoli arte e storia si intrecciano alla bellezza delle sue strade, le si può leggere sulle facciate di palazzoni e chiese, convergono in musei e complessi storici: il Complesso degli Incurabili è uno dei punti in cui confluiscono ed emergono testimonianze del Rinascimento napoletano. Situato nella zona dell’anticaglia, poco lontano dal decumano superiore, il Complesso degli Incurabili fu voluto da Maria Lorenza Longo nel 1521. Il nome e l’affascinante storia del complesso de ‘Gli Incurabili’ nasce appunto dal voto che la donna fece in seguito alla sua guarigione da una forma di artrite reumatoide, per la quale si recò in pellegrinaggio al santuario della Santa Casa di Loreto, chiedendone la grazia; rientrata a Napoli scelse di dedicare la sua vita alle cure degli infermi, fondando l’ospedale “Santa Maria del Popolo degli Incurabili”. Napoli_(NA),_2012,_Complesso_degli_Incurabili_la_farmacia.Il complesso, oltre alle incantevoli chiese e chiostri, ospita la storica Farmacia settecentesca, insieme al Museo delle Arti Sanitarie di Napoli. Al suo interno, il grande salone è il punto in cui arte e scienza si incontrano, presentandosi al pubblico sotto forma di inestimabili vasi in maiolica alternati a grosse maschere diaboliche, proprio a simboleggiare la doppia natura dei preparati farmaceutici che all’epoca venivano elaborati nel laboratorio alle spalle del salone: se da un lato guariscono, d’altro lato, i farmaci, possono diventare veleno.
Ancora oggi, nella controspezieria, sono conservate rimanenze di prodotti farmaceutici in ampolle di vetro, insieme a riferimenti agli elementi che ne compongono il preparato. Interessanti sono i rimandi a tradizioni alchemiche ed esoteriche, che emergono dalla presenza di prodotti di origine animale e di origine minerale, come anche di fibre vegetali. Di particolare fascino e avvolta da un alone di magia e alchimia, è l’urna marmorea realizzata da Crescenzio Trinchese, contenente la Teriaca: composto da oppio, carne e pelle di vipera, insieme ad altri elementi, era all’epoca cura per ogni male.
Magia a parte, il vero potere di cura dell’Ospedale degli Incurabili risiedeva appunto nel farmaco, nell’attenzione verso tutto il mondo farmaceutico e nel suo utilizzo per contrastare malattie
incurabili.

 

INFORMAZIONI

Orari:
Museo delle Arti Sanitarie e Storia della Medicina:
aperto dal lunedi al sabato dalle ore 9:00 alle ore 13:00;

– Per la Farmacia Storica sono previste visite guidate il sabato e in occasione di aperture straordinarie

Le visite guidate sono organizzate dall’associazione culturale “Il Faro di Ippocrate”  dietro prenotazione e con un contributo di 10,00€ ai fini della conservazione e restauro del complesso.

Contatti:
Tel: 081 440.647
mail: info@ilfarodippocrate.it

Indirizzo: Via Maria Longo, 50 – Napoli

Castel Sant’Elmo Napoli

Il possente castello medievale Sant’Elmo, s’impone alto e domina la città, il golfo e le strade, col suo giallo tufo napoletano, dalla collina del quartiere Vomero. La storia che vede protagonisti la collina del Paturcium e il Castel Sant’Elmo è una storia affascinante, fatta di successioni, assedi e vendetta. La fortezza, è da sempre stata ambizione e desiderio di re e regine, sia per la sua posizione strategica che per la sua estensione. Sul colle, dapprima sorgeva una torre di vedetta normanna, denominata Belforte; fu nel 1329 che Roberto il Saggio ordinò la costruzione di un palazzo: il Palatium Castrum. Conteso e assediato, nel castello vi abitarono la regina Giovanna I D’Angiò, Carlo di Durazzo, Alfonso d’Aragona, l’imperatore Carlo V.

Nel 1587, a cambiare il destino del castello fu un fulmine che cadde nella polveriera causando una forte esplosione che fece saltare una parte consistente della fortezza. Dopo un breve periodo di disabitazione, il castello divenne una prigione militare nelle cui celle vi furono rinchiusi anche il filosofo Tommaso Campanella e Giovanna di Capua; Francesco Mario Pagano e Gennaro Serra di Cassano al tempo della rivoluzione francese.

Napoli_Castel_s_Elmo_piazza_d'armi_dal_camminamento_1050116A guardarlo da lontano, così come addentrandosi al suo interno, si ha l’impressione di percepire il castel Sant’Elmo quasi come se fosse una realtà esterna che abbraccia e controlla e protegge, come se si ponesse in atteggiamento paterno verso tutta la città e chiunque si trovi all’interno della sua pianta stellare a sei punte. Attualmente il Castel Sant’Elmo ospita il Museo Napoli Novecento che raccoglie sculture, grafiche e pitture realizzate da artisti napoletani sul ‘900 napoletano. Tra i ruoli principali che il castel Sant’Elmo occupa nel contesto urbano del napoletano, c’è quello di centro polifunzionale che ha come obiettivo quello di ridurre la distanza con la città e ampliarne l’interesse per l’arte e la cultura in toto, facendo comunicare e intersecare le varie arti. Un progetto che ha preso forma e si è affermato negli anni grazie a spettacoli ed eventi d’ogni tipo e che, in particolar modo, ha dato la possibilità ai napoletani di vivere e essere cittadini partecipi e attivi della propria città.

INFORMAZIONI

Orario apertura:

  • Tutti i giorni dalle 08:30 alle 19:30.
  • Il Museo del Novecento a Napoli è aperto tutti i giorni, escluso il martedì; l’accesso è ogni ora dalle ore 9:00. Ultimo ingresso alle ore 18:00;
  • Il martedì il Castel Sant’Elmo è aperto per visite alla Piazza d’armi, gli spalti e i camminamenti pedonali.

Biglietto:

  • intero: € 5,00
  • ridotto: € 2,50
  • martedì: € 2,50

*** Gli orari e i prezzi dei biglietti possono variare a seconda degli eventi e/o esposizioni in corso.
GRATUITO per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 anni e la prima domenica di ogni mese

Prenotazioni:
Coopculture:
848.800.288 o +39.06.39967050
dall’estero e dai cellulari, dal lunedì al sabato 9:00 -13:30 e 14:30 -17:00
Costo prenotazione:
singoli € 1,50;
gruppi € 20,00;
scuole € 5,00

Visite per gruppi:
Coopculture:
orario: a scelta
lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco
partecipanti: max 25
durata: 1 ora e 30 minuti
costo: € 90,00
prenotazione necessaria 848.800.288

Indirizzo: Via Tito Angelini, 22 – 80129 Napoli

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Napoli Sotterranea

Napoli_sotterranea_(scala_scavata)Napoli Sotterranea è un viaggio indietro nel tempo; indietro nello spazio e nel tempo!
Le scale, che dall’ingresso del sito portano sotto terra a 40 metri di profondità, sembrano una zona liminale: fanno da luogo di transizione; accompagnano il visitatore nel passaggio dalla Napoli di oggi alla Napoli di ieri. Napoli Sotterranea è l’altra faccia silenziosa e nascosta di Napoli, che fa da storia e fondamenta alla città (un terzo della città, poggia sul “vuoto”).

Lo sviluppo dei sotterranei iniziò quando i greci, per costruire le mura di Neapolis, estrassero tufo dal sottosuolo aprendosi dei passaggi e cunicoli; in epoca romana, la rete di cunicoli fu ampliata in quanto questi vollero fornire la città di una rete di acquedotti alimentata da condotti che attingevano l’acqua dalle sorgenti del Serino. Napoli_sotterranea_(cava)L’acquedotto greco-romano, è visitabile dall’accesso principale al sotterraneo napoletano che si trova in Piazza San Gaetano, su via dei Tribunali. Da li, il percorso guidato accompagna i visitatori in un viaggio a ritroso lungo 2400 anni. Spostandosi tra i cunicoli stretti giusto da lasciare il passaggio di un solo uomo, si arriva alle grandi cisterne che fino al 1885 alimentavano le fontane delle abitazioni napoletane. I 2.000.000 m² dell’acquedotto furono abbandonati in seguito alla grande pestilenza, ciò nonostante si continuava ad estrarre tufo per nuove costruzioni edilizie. Sostanzialmente la vita a Napoli Sotterranea non si è mai fermata, durante la II guerra mondiale, infatti, fu usata dai napoletani come rifugio dai bombardamenti. Ancora, fu usata come discarica per restituire alle cave il tufo degli edifici distrutti dal conflitto mondiale. Tutt’oggi resti di arredi, oggetti vari e graffiti danno testimonianza di come venivano trascorse le giornate all’interno del sotterraneo cittadino.

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Visitare Napoli Sotterranea è una tappa obbligatoria: in un’escursione di sole due ore, passa tutta la storia sotto i piedi, dal basso, fino a risalire in alto. Napoli è stata costruita in verticale. Scoprirne i suoi segreti e misteri vuol dire visitarla dentro e fuori, sopra e sotto: lo stesso Virgilio, è probabilmente a questo che si riferiva quando diceva “vedi Napoli, e poi muori”.

INFORMAZIONI

Accessi da:
Piazza San Gaetano (Percorso Ufficiale Autorizzato)
Orari visite:
Tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 18:00 con partenze ogni ora.
Costo del biglietto:
Intero 9,00 € – Studenti e Insegnanti 8,00 € – Bambini dai 6 ai 10 anni 6,00 €
Ingresso gratuito per i bambini di età uguale o inferiore a 5 anni.

  • Piazza Trieste e Trento.
    Orari visite:
    – Giovedì ore 21:00
    – Sabato ore 10:00 – 12:00 – 16:30 – 18:00
    – Domenica e festivi ore 10:00 – 11:00 – 12:00 – 16:30 – 18:00

Palazzo Venezia – Napoli

Se Napoli ha delle stradine così piccole, è perché cela dietro ogni suo portone un piccolo villaggio al quale dare spazio: larghi cortili, scale che portano a giardini interni, palazzi maestosi e imponenti, basta varcare la soglia.
Palazzo Venezia è tra quegli edifici storici di Napoli che si nasconde alle spalle di un grande portone in legno e ferro battuto, sito a Spaccanapoli; è un luogo inaspettato che ci catapulta in un connubio tra arte, storia e cultura.

La storia del Palazzo Venezia è la testimonianza delle relazioni economiche e politiche che legavano il Regno di Napoli e lo Stato della Repubblica di Venezia. Il palazzo era, infatti, la sede dell’ambasciata Veneta nella città di Napoli e fu appunto donato nel 1412 dal Re di Napoli Ladislao II d’Angiò Durazzo alla Repubblica di Venezia per fungere da residenza ai consoli generali a Napoli. Caduto completamente in rovina dopo aver vissuto il suo massimo splendore tra il XV e XVI secolo, Palazzo Venezia è stato sottoposto a più interventi di restauro, dei quali si ha testimonianza anche attraverso le lapidi che sono state apposte nel cortile da Giuseppe Zono nel 1610, Pietro Dolce nel 1646 e da Antonio Maria Vincenti che si occupò della sua ristrutturazione dopo che il Palazzo fu completamente danneggiato dal terremoto del 1688.

Palazzo Venezia - Napoli 2

 

Oggi Palazzo Venezia è un appartamento storico visitabile gratuitamente, dove vi sono esposte mostre permanenti e/o temporanee, incontri di poesia, spettacoli di danza e concerti. Insieme al fascino di storia e arte da cui si è avvolti all’interno del Palazzo, il giardino pensile della casetta pompeiana e la cappella “grotta della Madonnina”, fanno dell’edificio un angolo di pace e silenzio nel cuore della città, di quelli che non ci si aspetterebbe mai di trovare nel caos napoletano e che per troppo tempo è stato taciuto. L’apertura al pubblico è stata voluta dall’impegno di Gennaro Buccino, napoletano che sin da piccolo sognava di riportare la luce all’interno di Palazzo Venezia.

INFORMAZIONI

Orario apertura: Tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00

Biglietto:Ingresso GRATUITO

Indirizzo: Via Benedetto Croce, 19

 

Sette opere di Misericordia – Caravaggio | Pio Monte della Misericordia Napoli

Il museo Pio Monte della Misericordia è tra i complessi più antichi della città Partenopea. Nato come istituzione benefica nel periodo della Controriforma, per volere di un gruppo di giovani nobili napoletani. Il Pio Monte della Misericordia ospita oggi al suo interno magnifiche pitture della scuola napoletana del seicento, tra le quali la tela delle “Sette opere di Misericordia” del Caravaggio e espone al pubblico una delle più importanti raccolte private italiane.
L’antico edificio ha uno spazio ampio e stupefacente: al piano terra presenta un portico in piperno composto da cinque arcate; a sinistra del portico, invece, troviamo l’accesso al primo piano che porta alla Quadreria del Pio Monte della Misericordia composta da ben dieci sale.

PioMonteMisericordiaNapoliDalla seconda arcata si accede alla Chiesa seicentesca a pianta ottagonale, realizzata da Francesco Antonio Picchiatti. Appena varcata la soglia della chiesa, si è pervasi da un’atmosfera magnifica che ci porta indietro nel tempo, a quando il Pio Monte della Misericordia fu fondato per esercitare le sue nobili attività di misericordia. Tutto intorno, sei cappelle sotto maestose arcate, illuminano ed espongono dipinti di Battistello Caracciolo che illustrano singolarmente le opere della misericordia che erano e sono tutt’ora esercitate dall’istituzione; ma prima, lo sguardo è attirato e si concentra sull’altare maggiore, dietro il quale è esposta la tela de Le Sette Opere di Misericordia, capolavoro del Caravaggio. Quel che colpisce subito della tela è che sembra una scena ripresa dal quotidiano napoletano, nei suoi vicoletti stretti, affollati, contornata da un’aria teatrale de “la commedia napoletana”: la sepoltura dei morti, la visita nelle carceri, i pellegrini etc., e in alto la Madonna col Bambino a supervisionare su Napoli e l’animo nobile del suo popolo.
Il primo piano, apre le porte ad un’affascinante percorso non-museale inaspettato: quello della Quadreria, i suoi salotti e i 140 unici dipinti frutto di donazioni del XVI e XVII secolo. Si vede esposta la copiosa collezione del pittore Francesco De Mura, donata al Pio Monte della Misericordia nel 1782, e le opere d’arte donate da Maria Sofia Capece Galeota nel 1933.

Sette_opere_di_Misericordia_-_Madonna_col_Bambino_e_angeli

Un ultimo particolare… Nella sala dell’anticamera II c’è ancora il grande tavolo rotondo intorno al quale si riunivano i sette fondatori dell’istituzione. Ancora oggi, i discendenti delle rispettive famiglie si ritrovano a quello stesso tavolo per discutere delle attività in corso e da svolgere, delle mostre, eventi e esposizioni. Ora come allora la fiamma della “pietas” contraddistingue l’essenza dei veri Napoletani.

INFORMAZIONI
Indirizzo:

Via dei Tribunali, 253 – 80139 Napoli -Italy
Tel.+39 081446944 – +39 081446973 Fax +39 081445517
www.piomontedellamisericordia.it
info@piomontedellamisericordia.it

Orari e prezzi:
Aperto tutti i giorni, compresi i festivi ore 9:00 – 14:30
Chiusura biglietteria ore 14,00
Chiuso il mercoledì, 24-25-31 dicembre, 1 gennaio, giorno di Pasqua.
Costo biglietto intero € 5,00;
ridotto € 4,00;
ridotto € 3,00;
scuole € 1,50 (gratuito per gli accompagnatori);
gratuito (associati del Pio Monte della Misericordia, disabili con accompagnatore, guide turistiche della Regione Campania, bambini fino a 6 anni).
Nel biglietto è incluso il servizio di audioguida in italiano, inglese e francese.

Prenotazione obbligatoria solo in caso di gruppi a partire da 10 unità.

Statua del Nilo al largo Corpo di Napoli

“Napule è na camminata” cantava Pino Daniele. Si, una camminata nei vicoletti e tra la gente di Napoli è il modo migliore per scoprire i tesori e le meraviglie di questa città. Da via Roma, ai Tribunali, così come passando per San Gregorio Armeno e Spaccanapoli, sono tantissimi i particolari che attirano l’attenzione dei turisti, molti i punti in cui fermarsi a visitare una chiesa o ammirare una statua. È proprio passeggiando al centro storico di Napoli che ci si imbatte in una delle sue statue più caratteristiche: è la Statua del Nilo al largo Corpo di Napoli.

statua del Nilo

La statua del Nilo risale all’epoca greco-romana, quando nella zona si stabilirono numerosi egiziani provenienti da Alessandria d’Egitto, i quali vollero erigere una statua che ricordasse la prosperità e ricchezza del fiume Nilo. La scultura, che da il nome alla piazza adiacente, è quindi la rappresentazione marmorea del dio Nilo semisdraiato sul basamento e che si appoggia ad una sfinge, circondato da puttini (che simboleggiano le ramificazioni del fiume Nilo) e tenendo nella mano destra una Cornucopia. A dare il nome al largo dove tuttora la statua è ubicata, invece, è un’interpretazione successiva di ciò che la statua rappresenterebbe: la statua del Nilo, infatti, fu interrata e privata del capo; una volta ritrovata nel 1476 fu interpretata erroneamente dalle cronache locali come la rappresentazione della città che allatta i suoi figli. Da qui il nome “Corpo di Napoli”. Fu solo alla fine del ‘700 che venne ridato un volto di un uomo barbuto al dio Nilo. Recente invece è il restauro che ha restituito al “copro di Napoli” il suo aspetto originario grazie alla campagna per la raccolta fondi “Mettiamo la testa a posto”. Lo slogan si riferiva alla testa della sfinge che fu trafugata nel dopoguerra e probabilmente poi dispersa sul mercato nero. Ritrovata poi nel 2013 tra le opere di un collezionista in Austria. Oltre 2200 persone parteciparono alla raccolta a testimonianza del legame forte tra Napoli, il “corpo e i suoi figli”.

INFORMAZIONI

Indirizzo: Largo Corpo di Napoli

Il Chiostro di San Gregorio Armeno

ChiostroSanGregorio3All’uscita della chiesa di San Gregorio Armeno, percorrendo un breve tratto della strada in salita, sulla sinistra troviamo l’ingresso al Chiostro e al Convento, opera dell’architetto Vincenzo della Monica (1572-74) e successivamente ampliato da Francesco Antonio Picchiatti (1644). La rampa delle scale è decorata da affreschi settecenteschi del pittore Giacomo del Po, rielaborati da Nicola Antonio Alfano in occasione di una visita della regina Maria Amalia. Da qui si accede ad un ambiente spazioso decorato da un’Annunciazione e da vaste scene di paesaggio con Il Battesimo di Cristo e con San Giovanni Battista che indica Cristo.

Il chiostro, uno dei più belli della città, presenta un portico su pilastri aperto verso il panorama del golfo; al centro è dominato, tra aiuole di agrumi, da una grande fontana marmorea barocca decorata con delfini, maschere e cavalli marini, e da due grandi opere scultoree che raffigurano Cristo e la Samaritana, realizzate da Matteo Bottigliero nel 1733. Da qui si passa alla Sala della Badessa, ornata da affreschi settecenteschi con motivi floreali ed architetture, al primo coro, dove si trovano gli stalli lignei cinquecenteschi e le decorazioni ad affresco di Belisario Corenzio, al corridoio delle monache, con altarini arricchiti da opere d’arte d’ogni epoca e alla cappella della Madonna dell’Idria, unica parte superstite della chiesa originaria che fu ristrutturata nel 1712 e decorata da dipinti e affreschi del pittore Paolo De Matteis. Della costruzione originaria resta testimonianza nell’arco ad ogiva dell’altare maggiore e nella sinopia della Madonna dell’Idria sull’altare. Da questa parte del chiostro si trova il Refettorio e l’antico forno che ricorda la straordinaria bravura delle monache di San Gregorio nell’arte culinaria, specialmente nella produzione di sfogliatelle.

INFORMAZIONI

Indirizzo: Via San Gregorio Armeno, 1

Ingresso libero

Chiostro: aperto dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 12,00, sabato dalle 9,30 alle 12,30, domenica dalle 9,30 alle 12,45

Chiesa di San Gregorio Armeno

    CampanileGregorioArmeno             02-Chiesa di San Gregorio Armeno

Il Complesso Conventuale di San Gregorio Armeno è uno dei più antichi e ricchi di opere d’arte della città di Napoli. Il monastero fu fondato nell’VIII sec. da alcune monache basiliane che fuggivano da Costantinopoli a causa dell’iconoclastia, portando con sé le reliquie di San Gregorio vescovo d’Armenia; solo a partire dal 1205 il monastero fu intitolato a San Gregorio, l’illuminatore d’Armenia, che dopo aver subito terribili supplizi, convertì al cristianesimo il re Tiridate.

In epoca normanna il monastero fu unito a quello dedicato al Salvatore e a San Pantaleone ed assunse la regola benedettina.

La prima grande trasformazione del complesso si ebbe in seguito ai dettami del Concilio di Trento, tra il 1574 e il 1580, quando la chiesa fu totalmente ricostruita su progetto di Giovan Battista Cavagna e assunse la struttura attuale: navata unica con quattro cappelle laterali, abside quadrata su cui insiste la cupola.

La realizzazione del bellissimo soffitto cassettonato risale a questo periodo; esso fu commissionato al pittore fiammingo Teodoro d’Errico e a Giovanni Andrea Magliulo dalla badessa Beatrice Carafa.

Il pittore Luca Giordano dipinse sulla controfacciata gli affreschi Arrivo al lido di Napoli delle monache armene; Traslazione del corpo di San Gregorio; Accoglienza dei napoletani alle suore (1684) e quelli tra le finestre con Storie di San Gregorio (1679-81) e le Virtù sugli archi delle cappelle (1684).

Nella quinta cappella destra si trovano le spoglie e altre reliquie di Santa Patrizia, trasferite qui nel 1864 dal soppresso convento a lei intitolato; il culto della santa è ancora oggi molto vivo e la chiesa è conosciuta anche come Santa Patrizia.

L’altare maggiore in marmi commessi è stato realizzato su disegno dello scultore e architetto barocco  Dionisio Lazzari; la tavola dell’Ascensione è di Giovan Bernardo Lama. Nella cupola si possono ammirare gli affreschi di Luca Giordano raffiguranti la Gloria di san Gregorio del 1671; l’artista realizzò anche le Sante dell’Ordine Benedettino tra le finestre e Mosè, Giosuè, Melchisedec e Ruth nei peducci.

INFORMAZIONI

Indirizzo: Via San Gregorio Armeno, 1

Ingresso libero

Chiesa: aperta dal lunedì al sabato dalle 9,30 alle 12,00, martedì e domenica dalle 9,30 alle 13,00

Chiostro: aperto dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 12,00, sabato dalle 9,30 alle 12,30, domenica dalle 9,30 alle 12,45