Chiesa di San Domenico Maggiore Napoli

Chiesa di San Domenico Maggiore Napoli

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La basilica di San Domenico Maggiore è ricchissima di opere d’arte raccolte nei secoli per volontà dei prestigiosi committenti appartenenti alle più nobili famiglie napoletane e titolari del patronato delle cappelle.

La costruzione vera e propria della Basilica domenicana e del convento annesso, iniziò nel 1283, per volontà di Carlo II d’Angiò, ma a causa delle continue guerre e della prigionia dello stesso sovrano, i lavori si protrassero fino al 1324, quando la Basilica venne dedicata a Santa Maria Maddalena, in adempimento di un voto espresso dal re quando si trovava in mano degli Aragonesi.

Nel corso dei secoli la Chiesa di San Domenico ha subito numerose trasformazioni e radicali restauri in seguito a terremoti e incendi, come il terremoto del 1456 e l’incendio del 1506 o a causa di cambiamenti di gusto.

Nel Seicento nuove esigenze di gusto determinarono il rifacimento dell’altare maggiore in marmi policromi ad opera di Cosimo Fanzago, poi rimaneggiato da Giovan Battista Nauclerio e da Lorenzo Vaccaro.

s_domenico_sagrestia_web-ffb73 (1)L’interno della basilica è a tre navate con transetto e abside poligonale, una tipologia gotica presente in altre chiese angioine di Napoli. La basilica è ricca di opere d’arte e presenta numerosi esempi della scultura napoletana del sec. XVI, come gli altari e i monumenti funebri, opere di Giovan Tommaso Malvito, Girolamo Santacroce e Giovanni Merliani da Nola.

Molto interessante è la terza cappella lungo la navata destra, la Cappella Brancaccio, dove sono tornati alla luce, dopo i restauri del 1953, gli affreschi eseguiti nel 1309 dall’artista romano di cultura giottesca, Pietro Cavallini, raffiguranti la Crocifissione e Storie di san Giovanni Evangelista e Maria Maddalena e santi Pietro e Andrea. Lungo la parete sinistra si apre la cappella dei Carafa, conti di Ruvo, dove si può ammirare il presepio ligneo dello sculture bergamasco Pietro Belverte (1507-1511), realizzato con pietre portate da Betlemme. Dalla navata destra si accede alla sagrestia, ampia sala rettangolare rivestita da armadi in noce, decorati ed intagliati, del primo Settecento e decorata da Francesco Solimena (1709) che ne affrescò la volta con Il trionfo della fede sull’eresia ad opera dei Domenicani; la particolarità di quest’ambiente è offerta da un ballatoio, che si sviluppa su tre lati, sul quale sono disposte 45 arche sepolcrali rivestite di damasco, seta, broccatello e velluto in due ordini, che contengono le spoglie di personaggi legati alla corte aragonese. La cappella del Rosario, la prima del braccio sinistro del transetto, custodisce un’eccellente copia di Andrea Vaccaro (1670) della celebre Flagellazione commissionata da Tommaso De Franchis a Caravaggio (1607-1609) e poi trasferita, per motivi di sicurezza, nel Museo di Capodimonte, come è successo anche ad un’altra opera, l’Annunciazione di Tiziano (1557), proveniente dalla quarta cappella dello stesso braccio del transetto.

Lungo la navata sinistra, nella quarta cappella è il sepolcro di Bernardino Rota, commissionato nel 1569 a Giovan Domenico d’Auria, con statue che personificano il Tevere e l’Arno, ossia la lingua latina e quella italiana impiegate dall’autore nelle sue opere letterarie. Inoltre, nella settima cappella, di proprietà dei Muscettola, sull’altare maggiore è collocato il bellissimo dipinto San Giuseppe e il Bambino di Luca Giordano (1680-1685).

INFORMAZIONI

INDIRIZZO: Piazza San Domenico Maggiore 8/A
CHIESA:
dal lunedì al sabato
dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.00, 
domenica e festivi dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 19.00
 ingresso libero
SALA DEGLI ARREDI SACRI:
dal martedì alla domenica dalle 9.30 alle 12.00, 
venerdì e sabato anche dalle 16.30 alle 19.00;
biglietti:
intero: € 3.00,
ridotto: € 2.50 per gruppi di minimo 15 persone.