Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli

Chiesa di Sant'Aniello a Caponapoli

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La chiesa di Sant’Agnello Maggiore, nota come Sant’Aniello a Caponapoli, sorge nel punto più elevato dell’area della Napoli greco-romana.

Sant’Agnello, vescovo di Napoli nel VI secolo, si distinse nella difesa della città contro i Longobardi e dopo la sua morte continuò a proteggere dall’alto i suoi concittadini e diventò il settimo patrono di Napoli e, a partire dal 1628, protettore del Regno.

Si racconta che i suoi genitori si recassero in questo luogo a venerare un’immagine della Vergine per implorare la nascita di un erede; ottenuta la grazia, i genitori per riconoscenza eressero una piccola chiesa che prese il nome di Santa Maria Intercede. Il piccolo Agnello, che mostrò presto i segni di una nascita avvenuta per intercessione divina, si ritirò, ancora giovane, nei pressi della chiesetta e condusse una vita solitaria e spirituale; in seguito diventò abate del vicino monastero di San Gaudioso e alla sua morte fu sepolto nella chiesa di Santa Maria Intercede.

Un documento del X secolo afferma che la tomba del santo era collocata in una chiesa a Caponapoli dedicata alla Madonna; inoltre, la prima notizia circa un monastero di Sant’Agnello in questa zona risale al 1058.

Nel 1517 la chiesa fu ampliata, con l’inserimento di un nuovo corpo, che divenne il transetto dell’intero tempio; questo spiega il singolare impianto a T della chiesa attuale.

Nel 1809 il convento fu soppresso e acquistato da Cosmo de Oraziis che ne ricavò diverse case per abitazioni; a partire dal 1914 iniziò la decadenza della chiesa di Sant’Agnello, con lo spostamento della parrocchia e di alcune opere d’arte nella chiesa di Santa Maria di Costantinopoli.

L’attuale stato di devastazione della chiesa è stato determinato da diversi eventi; nel 1943 la chiesa fu bombardata e poi sono seguiti anni di abbandono e di spoliazioni; inoltre, nel 1962 è stato aperto un cantiere di scavo archeologico e di restauro e la chiesa ha subito diversi furti.

Oggi vi rimane il grande altare di Girolamo Santacroce, uno dei capolavori della scultura napoletana del Rinascimento, composto da una tavola centrale a mezzorilievo di marmo finissimo, scolpita tra il 1517 e il 1520 su committenza di Giovanni Maria Poderico, vescovo di Taranto; l’altare fu rimaneggiato nel 1779 sotto la direzione dell’architetto Giovanni Maria Pandullo e poi modificato in stile barocco con l’aggiunta della balaustra marmorea a delimitazione del presbiterio, rimosso dal luogo originario e spostato più avanti, dove lo vediamo oggi. Altre opere sono ospitate nei depositi della Soprintendenza.

Grazie a ingenti finanziamenti del Ministero per i Beni e le Attività Culturali si è avviato un lungo intervento di restauro che ha consentito di ricomporre l’altare nella sua configurazione settecentesca.

INFORMAZIONI

Indirizzo: Largo Sant’Aniello a Caponapoli – Napoli