Farmacia degli Incurabili

A Napoli arte e storia si intrecciano alla bellezza delle sue strade, le si può leggere sulle facciate di palazzoni e chiese, convergono in musei e complessi storici: il Complesso degli Incurabili è uno dei punti in cui confluiscono ed emergono testimonianze del Rinascimento napoletano. Situato nella zona dell’anticaglia, poco lontano dal decumano superiore, il Complesso degli Incurabili fu voluto da Maria Lorenza Longo nel 1521. Il nome e l’affascinante storia del complesso de ‘Gli Incurabili’ nasce appunto dal voto che la donna fece in seguito alla sua guarigione da una forma di artrite reumatoide, per la quale si recò in pellegrinaggio al santuario della Santa Casa di Loreto, chiedendone la grazia; rientrata a Napoli scelse di dedicare la sua vita alle cure degli infermi, fondando l’ospedale “Santa Maria del Popolo degli Incurabili”. Napoli_(NA),_2012,_Complesso_degli_Incurabili_la_farmacia.Il complesso, oltre alle incantevoli chiese e chiostri, ospita la storica Farmacia settecentesca, insieme al Museo delle Arti Sanitarie di Napoli. Al suo interno, il grande salone è il punto in cui arte e scienza si incontrano, presentandosi al pubblico sotto forma di inestimabili vasi in maiolica alternati a grosse maschere diaboliche, proprio a simboleggiare la doppia natura dei preparati farmaceutici che all’epoca venivano elaborati nel laboratorio alle spalle del salone: se da un lato guariscono, d’altro lato, i farmaci, possono diventare veleno.
Ancora oggi, nella controspezieria, sono conservate rimanenze di prodotti farmaceutici in ampolle di vetro, insieme a riferimenti agli elementi che ne compongono il preparato. Interessanti sono i rimandi a tradizioni alchemiche ed esoteriche, che emergono dalla presenza di prodotti di origine animale e di origine minerale, come anche di fibre vegetali. Di particolare fascino e avvolta da un alone di magia e alchimia, è l’urna marmorea realizzata da Crescenzio Trinchese, contenente la Teriaca: composto da oppio, carne e pelle di vipera, insieme ad altri elementi, era all’epoca cura per ogni male.
Magia a parte, il vero potere di cura dell’Ospedale degli Incurabili risiedeva appunto nel farmaco, nell’attenzione verso tutto il mondo farmaceutico e nel suo utilizzo per contrastare malattie
incurabili.

 

INFORMAZIONI

Orari:
Museo delle Arti Sanitarie e Storia della Medicina:
aperto dal lunedi al sabato dalle ore 9:00 alle ore 13:00;

– Per la Farmacia Storica sono previste visite guidate il sabato e in occasione di aperture straordinarie

Le visite guidate sono organizzate dall’associazione culturale “Il Faro di Ippocrate”  dietro prenotazione e con un contributo di 10,00€ ai fini della conservazione e restauro del complesso.

Contatti:
Tel: 081 440.647
mail: info@ilfarodippocrate.it

Indirizzo: Via Maria Longo, 50 – Napoli

Castel Sant’Elmo Napoli

Il possente castello medievale Sant’Elmo, s’impone alto e domina la città, il golfo e le strade, col suo giallo tufo napoletano, dalla collina del quartiere Vomero. La storia che vede protagonisti la collina del Paturcium e il Castel Sant’Elmo è una storia affascinante, fatta di successioni, assedi e vendetta. La fortezza, è da sempre stata ambizione e desiderio di re e regine, sia per la sua posizione strategica che per la sua estensione. Sul colle, dapprima sorgeva una torre di vedetta normanna, denominata Belforte; fu nel 1329 che Roberto il Saggio ordinò la costruzione di un palazzo: il Palatium Castrum. Conteso e assediato, nel castello vi abitarono la regina Giovanna I D’Angiò, Carlo di Durazzo, Alfonso d’Aragona, l’imperatore Carlo V.

Nel 1587, a cambiare il destino del castello fu un fulmine che cadde nella polveriera causando una forte esplosione che fece saltare una parte consistente della fortezza. Dopo un breve periodo di disabitazione, il castello divenne una prigione militare nelle cui celle vi furono rinchiusi anche il filosofo Tommaso Campanella e Giovanna di Capua; Francesco Mario Pagano e Gennaro Serra di Cassano al tempo della rivoluzione francese.

Napoli_Castel_s_Elmo_piazza_d'armi_dal_camminamento_1050116A guardarlo da lontano, così come addentrandosi al suo interno, si ha l’impressione di percepire il castel Sant’Elmo quasi come se fosse una realtà esterna che abbraccia e controlla e protegge, come se si ponesse in atteggiamento paterno verso tutta la città e chiunque si trovi all’interno della sua pianta stellare a sei punte. Attualmente il Castel Sant’Elmo ospita il Museo Napoli Novecento che raccoglie sculture, grafiche e pitture realizzate da artisti napoletani sul ‘900 napoletano. Tra i ruoli principali che il castel Sant’Elmo occupa nel contesto urbano del napoletano, c’è quello di centro polifunzionale che ha come obiettivo quello di ridurre la distanza con la città e ampliarne l’interesse per l’arte e la cultura in toto, facendo comunicare e intersecare le varie arti. Un progetto che ha preso forma e si è affermato negli anni grazie a spettacoli ed eventi d’ogni tipo e che, in particolar modo, ha dato la possibilità ai napoletani di vivere e essere cittadini partecipi e attivi della propria città.

INFORMAZIONI

Orario apertura:

  • Tutti i giorni dalle 08:30 alle 19:30.
  • Il Museo del Novecento a Napoli è aperto tutti i giorni, escluso il martedì; l’accesso è ogni ora dalle ore 9:00. Ultimo ingresso alle ore 18:00;
  • Il martedì il Castel Sant’Elmo è aperto per visite alla Piazza d’armi, gli spalti e i camminamenti pedonali.

Biglietto:

  • intero: € 5,00
  • ridotto: € 2,50
  • martedì: € 2,50

*** Gli orari e i prezzi dei biglietti possono variare a seconda degli eventi e/o esposizioni in corso.
GRATUITO per i cittadini della Unione Europea sotto i 18 anni e la prima domenica di ogni mese

Prenotazioni:
Coopculture:
848.800.288 o +39.06.39967050
dall’estero e dai cellulari, dal lunedì al sabato 9:00 -13:30 e 14:30 -17:00
Costo prenotazione:
singoli € 1,50;
gruppi € 20,00;
scuole € 5,00

Visite per gruppi:
Coopculture:
orario: a scelta
lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco
partecipanti: max 25
durata: 1 ora e 30 minuti
costo: € 90,00
prenotazione necessaria 848.800.288

Indirizzo: Via Tito Angelini, 22 – 80129 Napoli

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Napoli Sotterranea

Napoli_sotterranea_(scala_scavata)Napoli Sotterranea è un viaggio indietro nel tempo; indietro nello spazio e nel tempo!
Le scale, che dall’ingresso del sito portano sotto terra a 40 metri di profondità, sembrano una zona liminale: fanno da luogo di transizione; accompagnano il visitatore nel passaggio dalla Napoli di oggi alla Napoli di ieri. Napoli Sotterranea è l’altra faccia silenziosa e nascosta di Napoli, che fa da storia e fondamenta alla città (un terzo della città, poggia sul “vuoto”).

Lo sviluppo dei sotterranei iniziò quando i greci, per costruire le mura di Neapolis, estrassero tufo dal sottosuolo aprendosi dei passaggi e cunicoli; in epoca romana, la rete di cunicoli fu ampliata in quanto questi vollero fornire la città di una rete di acquedotti alimentata da condotti che attingevano l’acqua dalle sorgenti del Serino. Napoli_sotterranea_(cava)L’acquedotto greco-romano, è visitabile dall’accesso principale al sotterraneo napoletano che si trova in Piazza San Gaetano, su via dei Tribunali. Da li, il percorso guidato accompagna i visitatori in un viaggio a ritroso lungo 2400 anni. Spostandosi tra i cunicoli stretti giusto da lasciare il passaggio di un solo uomo, si arriva alle grandi cisterne che fino al 1885 alimentavano le fontane delle abitazioni napoletane. I 2.000.000 m² dell’acquedotto furono abbandonati in seguito alla grande pestilenza, ciò nonostante si continuava ad estrarre tufo per nuove costruzioni edilizie. Sostanzialmente la vita a Napoli Sotterranea non si è mai fermata, durante la II guerra mondiale, infatti, fu usata dai napoletani come rifugio dai bombardamenti. Ancora, fu usata come discarica per restituire alle cave il tufo degli edifici distrutti dal conflitto mondiale. Tutt’oggi resti di arredi, oggetti vari e graffiti danno testimonianza di come venivano trascorse le giornate all’interno del sotterraneo cittadino.

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Visitare Napoli Sotterranea è una tappa obbligatoria: in un’escursione di sole due ore, passa tutta la storia sotto i piedi, dal basso, fino a risalire in alto. Napoli è stata costruita in verticale. Scoprirne i suoi segreti e misteri vuol dire visitarla dentro e fuori, sopra e sotto: lo stesso Virgilio, è probabilmente a questo che si riferiva quando diceva “vedi Napoli, e poi muori”.

INFORMAZIONI

Accessi da:
Piazza San Gaetano (Percorso Ufficiale Autorizzato)
Orari visite:
Tutti i giorni dalle ore 10:00 alle ore 18:00 con partenze ogni ora.
Costo del biglietto:
Intero 9,00 € – Studenti e Insegnanti 8,00 € – Bambini dai 6 ai 10 anni 6,00 €
Ingresso gratuito per i bambini di età uguale o inferiore a 5 anni.

  • Piazza Trieste e Trento.
    Orari visite:
    – Giovedì ore 21:00
    – Sabato ore 10:00 – 12:00 – 16:30 – 18:00
    – Domenica e festivi ore 10:00 – 11:00 – 12:00 – 16:30 – 18:00

Palazzo Venezia – Napoli

Se Napoli ha delle stradine così piccole, è perché cela dietro ogni suo portone un piccolo villaggio al quale dare spazio: larghi cortili, scale che portano a giardini interni, palazzi maestosi e imponenti, basta varcare la soglia.
Palazzo Venezia è tra quegli edifici storici di Napoli che si nasconde alle spalle di un grande portone in legno e ferro battuto, sito a Spaccanapoli; è un luogo inaspettato che ci catapulta in un connubio tra arte, storia e cultura.

La storia del Palazzo Venezia è la testimonianza delle relazioni economiche e politiche che legavano il Regno di Napoli e lo Stato della Repubblica di Venezia. Il palazzo era, infatti, la sede dell’ambasciata Veneta nella città di Napoli e fu appunto donato nel 1412 dal Re di Napoli Ladislao II d’Angiò Durazzo alla Repubblica di Venezia per fungere da residenza ai consoli generali a Napoli. Caduto completamente in rovina dopo aver vissuto il suo massimo splendore tra il XV e XVI secolo, Palazzo Venezia è stato sottoposto a più interventi di restauro, dei quali si ha testimonianza anche attraverso le lapidi che sono state apposte nel cortile da Giuseppe Zono nel 1610, Pietro Dolce nel 1646 e da Antonio Maria Vincenti che si occupò della sua ristrutturazione dopo che il Palazzo fu completamente danneggiato dal terremoto del 1688.

Palazzo Venezia - Napoli 2

 

Oggi Palazzo Venezia è un appartamento storico visitabile gratuitamente, dove vi sono esposte mostre permanenti e/o temporanee, incontri di poesia, spettacoli di danza e concerti. Insieme al fascino di storia e arte da cui si è avvolti all’interno del Palazzo, il giardino pensile della casetta pompeiana e la cappella “grotta della Madonnina”, fanno dell’edificio un angolo di pace e silenzio nel cuore della città, di quelli che non ci si aspetterebbe mai di trovare nel caos napoletano e che per troppo tempo è stato taciuto. L’apertura al pubblico è stata voluta dall’impegno di Gennaro Buccino, napoletano che sin da piccolo sognava di riportare la luce all’interno di Palazzo Venezia.

INFORMAZIONI

Orario apertura: Tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00

Biglietto:Ingresso GRATUITO

Indirizzo: Via Benedetto Croce, 19

 

Sette opere di Misericordia – Caravaggio | Pio Monte della Misericordia Napoli

Il museo Pio Monte della Misericordia è tra i complessi più antichi della città Partenopea. Nato come istituzione benefica nel periodo della Controriforma, per volere di un gruppo di giovani nobili napoletani. Il Pio Monte della Misericordia ospita oggi al suo interno magnifiche pitture della scuola napoletana del seicento, tra le quali la tela delle “Sette opere di Misericordia” del Caravaggio e espone al pubblico una delle più importanti raccolte private italiane.
L’antico edificio ha uno spazio ampio e stupefacente: al piano terra presenta un portico in piperno composto da cinque arcate; a sinistra del portico, invece, troviamo l’accesso al primo piano che porta alla Quadreria del Pio Monte della Misericordia composta da ben dieci sale.

PioMonteMisericordiaNapoliDalla seconda arcata si accede alla Chiesa seicentesca a pianta ottagonale, realizzata da Francesco Antonio Picchiatti. Appena varcata la soglia della chiesa, si è pervasi da un’atmosfera magnifica che ci porta indietro nel tempo, a quando il Pio Monte della Misericordia fu fondato per esercitare le sue nobili attività di misericordia. Tutto intorno, sei cappelle sotto maestose arcate, illuminano ed espongono dipinti di Battistello Caracciolo che illustrano singolarmente le opere della misericordia che erano e sono tutt’ora esercitate dall’istituzione; ma prima, lo sguardo è attirato e si concentra sull’altare maggiore, dietro il quale è esposta la tela de Le Sette Opere di Misericordia, capolavoro del Caravaggio. Quel che colpisce subito della tela è che sembra una scena ripresa dal quotidiano napoletano, nei suoi vicoletti stretti, affollati, contornata da un’aria teatrale de “la commedia napoletana”: la sepoltura dei morti, la visita nelle carceri, i pellegrini etc., e in alto la Madonna col Bambino a supervisionare su Napoli e l’animo nobile del suo popolo.
Il primo piano, apre le porte ad un’affascinante percorso non-museale inaspettato: quello della Quadreria, i suoi salotti e i 140 unici dipinti frutto di donazioni del XVI e XVII secolo. Si vede esposta la copiosa collezione del pittore Francesco De Mura, donata al Pio Monte della Misericordia nel 1782, e le opere d’arte donate da Maria Sofia Capece Galeota nel 1933.

Sette_opere_di_Misericordia_-_Madonna_col_Bambino_e_angeli

Un ultimo particolare… Nella sala dell’anticamera II c’è ancora il grande tavolo rotondo intorno al quale si riunivano i sette fondatori dell’istituzione. Ancora oggi, i discendenti delle rispettive famiglie si ritrovano a quello stesso tavolo per discutere delle attività in corso e da svolgere, delle mostre, eventi e esposizioni. Ora come allora la fiamma della “pietas” contraddistingue l’essenza dei veri Napoletani.

INFORMAZIONI
Indirizzo:

Via dei Tribunali, 253 – 80139 Napoli -Italy
Tel.+39 081446944 – +39 081446973 Fax +39 081445517
www.piomontedellamisericordia.it
info@piomontedellamisericordia.it

Orari e prezzi:
Aperto tutti i giorni, compresi i festivi ore 9:00 – 14:30
Chiusura biglietteria ore 14,00
Chiuso il mercoledì, 24-25-31 dicembre, 1 gennaio, giorno di Pasqua.
Costo biglietto intero € 5,00;
ridotto € 4,00;
ridotto € 3,00;
scuole € 1,50 (gratuito per gli accompagnatori);
gratuito (associati del Pio Monte della Misericordia, disabili con accompagnatore, guide turistiche della Regione Campania, bambini fino a 6 anni).
Nel biglietto è incluso il servizio di audioguida in italiano, inglese e francese.

Prenotazione obbligatoria solo in caso di gruppi a partire da 10 unità.

Statua del Nilo al largo Corpo di Napoli

“Napule è na camminata” cantava Pino Daniele. Si, una camminata nei vicoletti e tra la gente di Napoli è il modo migliore per scoprire i tesori e le meraviglie di questa città. Da via Roma, ai Tribunali, così come passando per San Gregorio Armeno e Spaccanapoli, sono tantissimi i particolari che attirano l’attenzione dei turisti, molti i punti in cui fermarsi a visitare una chiesa o ammirare una statua. È proprio passeggiando al centro storico di Napoli che ci si imbatte in una delle sue statue più caratteristiche: è la Statua del Nilo al largo Corpo di Napoli.

statua del Nilo

La statua del Nilo risale all’epoca greco-romana, quando nella zona si stabilirono numerosi egiziani provenienti da Alessandria d’Egitto, i quali vollero erigere una statua che ricordasse la prosperità e ricchezza del fiume Nilo. La scultura, che da il nome alla piazza adiacente, è quindi la rappresentazione marmorea del dio Nilo semisdraiato sul basamento e che si appoggia ad una sfinge, circondato da puttini (che simboleggiano le ramificazioni del fiume Nilo) e tenendo nella mano destra una Cornucopia. A dare il nome al largo dove tuttora la statua è ubicata, invece, è un’interpretazione successiva di ciò che la statua rappresenterebbe: la statua del Nilo, infatti, fu interrata e privata del capo; una volta ritrovata nel 1476 fu interpretata erroneamente dalle cronache locali come la rappresentazione della città che allatta i suoi figli. Da qui il nome “Corpo di Napoli”. Fu solo alla fine del ‘700 che venne ridato un volto di un uomo barbuto al dio Nilo. Recente invece è il restauro che ha restituito al “copro di Napoli” il suo aspetto originario grazie alla campagna per la raccolta fondi “Mettiamo la testa a posto”. Lo slogan si riferiva alla testa della sfinge che fu trafugata nel dopoguerra e probabilmente poi dispersa sul mercato nero. Ritrovata poi nel 2013 tra le opere di un collezionista in Austria. Oltre 2200 persone parteciparono alla raccolta a testimonianza del legame forte tra Napoli, il “corpo e i suoi figli”.

INFORMAZIONI

Indirizzo: Largo Corpo di Napoli

Il Chiostro di San Gregorio Armeno

ChiostroSanGregorio3All’uscita della chiesa di San Gregorio Armeno, percorrendo un breve tratto della strada in salita, sulla sinistra troviamo l’ingresso al Chiostro e al Convento, opera dell’architetto Vincenzo della Monica (1572-74) e successivamente ampliato da Francesco Antonio Picchiatti (1644). La rampa delle scale è decorata da affreschi settecenteschi del pittore Giacomo del Po, rielaborati da Nicola Antonio Alfano in occasione di una visita della regina Maria Amalia. Da qui si accede ad un ambiente spazioso decorato da un’Annunciazione e da vaste scene di paesaggio con Il Battesimo di Cristo e con San Giovanni Battista che indica Cristo.

Il chiostro, uno dei più belli della città, presenta un portico su pilastri aperto verso il panorama del golfo; al centro è dominato, tra aiuole di agrumi, da una grande fontana marmorea barocca decorata con delfini, maschere e cavalli marini, e da due grandi opere scultoree che raffigurano Cristo e la Samaritana, realizzate da Matteo Bottigliero nel 1733. Da qui si passa alla Sala della Badessa, ornata da affreschi settecenteschi con motivi floreali ed architetture, al primo coro, dove si trovano gli stalli lignei cinquecenteschi e le decorazioni ad affresco di Belisario Corenzio, al corridoio delle monache, con altarini arricchiti da opere d’arte d’ogni epoca e alla cappella della Madonna dell’Idria, unica parte superstite della chiesa originaria che fu ristrutturata nel 1712 e decorata da dipinti e affreschi del pittore Paolo De Matteis. Della costruzione originaria resta testimonianza nell’arco ad ogiva dell’altare maggiore e nella sinopia della Madonna dell’Idria sull’altare. Da questa parte del chiostro si trova il Refettorio e l’antico forno che ricorda la straordinaria bravura delle monache di San Gregorio nell’arte culinaria, specialmente nella produzione di sfogliatelle.

INFORMAZIONI

Indirizzo: Via San Gregorio Armeno, 1

Ingresso libero

Chiostro: aperto dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 12,00, sabato dalle 9,30 alle 12,30, domenica dalle 9,30 alle 12,45

Chiesa di San Gregorio Armeno

    CampanileGregorioArmeno             02-Chiesa di San Gregorio Armeno

Il Complesso Conventuale di San Gregorio Armeno è uno dei più antichi e ricchi di opere d’arte della città di Napoli. Il monastero fu fondato nell’VIII sec. da alcune monache basiliane che fuggivano da Costantinopoli a causa dell’iconoclastia, portando con sé le reliquie di San Gregorio vescovo d’Armenia; solo a partire dal 1205 il monastero fu intitolato a San Gregorio, l’illuminatore d’Armenia, che dopo aver subito terribili supplizi, convertì al cristianesimo il re Tiridate.

In epoca normanna il monastero fu unito a quello dedicato al Salvatore e a San Pantaleone ed assunse la regola benedettina.

La prima grande trasformazione del complesso si ebbe in seguito ai dettami del Concilio di Trento, tra il 1574 e il 1580, quando la chiesa fu totalmente ricostruita su progetto di Giovan Battista Cavagna e assunse la struttura attuale: navata unica con quattro cappelle laterali, abside quadrata su cui insiste la cupola.

La realizzazione del bellissimo soffitto cassettonato risale a questo periodo; esso fu commissionato al pittore fiammingo Teodoro d’Errico e a Giovanni Andrea Magliulo dalla badessa Beatrice Carafa.

Il pittore Luca Giordano dipinse sulla controfacciata gli affreschi Arrivo al lido di Napoli delle monache armene; Traslazione del corpo di San Gregorio; Accoglienza dei napoletani alle suore (1684) e quelli tra le finestre con Storie di San Gregorio (1679-81) e le Virtù sugli archi delle cappelle (1684).

Nella quinta cappella destra si trovano le spoglie e altre reliquie di Santa Patrizia, trasferite qui nel 1864 dal soppresso convento a lei intitolato; il culto della santa è ancora oggi molto vivo e la chiesa è conosciuta anche come Santa Patrizia.

L’altare maggiore in marmi commessi è stato realizzato su disegno dello scultore e architetto barocco  Dionisio Lazzari; la tavola dell’Ascensione è di Giovan Bernardo Lama. Nella cupola si possono ammirare gli affreschi di Luca Giordano raffiguranti la Gloria di san Gregorio del 1671; l’artista realizzò anche le Sante dell’Ordine Benedettino tra le finestre e Mosè, Giosuè, Melchisedec e Ruth nei peducci.

INFORMAZIONI

Indirizzo: Via San Gregorio Armeno, 1

Ingresso libero

Chiesa: aperta dal lunedì al sabato dalle 9,30 alle 12,00, martedì e domenica dalle 9,30 alle 13,00

Chiostro: aperto dal lunedì al venerdì dalle 9,30 alle 12,00, sabato dalle 9,30 alle 12,30, domenica dalle 9,30 alle 12,45

Complesso monumentale di Donnaregina e Museo Diocesano

       diocesano

Il complesso monastico di Donnaregina fu ricostruito in seguito al terremoto del 1293 grazie ai donativi della regina di Napoli Maria d’Ungheria, il cui imponente monumento sepolcrale oggi è situato sul fianco sinistro della navata della chiesa trecentesca. Nella seconda metà del XVI secolo il monastero fu trasformato secondo i dettami post-tridentini con la realizzazione di un ampio chiostro porticato; all’inizio del XVII secolo, le monache decisero di costruire una chiesa moderna ex novo, annettendo la prima alla zona di clausura. I due edifici che inizialmente comunicavano tra di loro, furono divisi in seguito al restauro del 1928-34.

La chiesa, iniziata intorno al 1617, fu benedetta nel 1626 e successivamente consacrata dal cardinale Caracciolo nel 1669, quando la costruzione era quasi del tutto compiuta ad eccezione della cupola.

bene28_163_cacSalendo la maestosa scala, si entra all’interno della chiesa, dove è visibile un forte contrasto tra la parte inferiore, che presenta una ricca decorazione plastica, e quella al di sopra delle cappelle, soprattutto dopo la perdita degli affreschi e dopo l’imbiancamento degli stucchi; questa impressione è evidenziata dalla semioscurità delle cappelle che fa risaltare ancora di più la policromia del rivestimento marmoreo della navata.

Nella volta si possono ammirare affreschi di Francesco De Benedictis del 1654, nella calotta della cupola gli affreschi raffiguranti il Paradiso di Agostino Beltrano del 1655.

L’altare maggiore del presbiterio è opera di Giovanni Ragozzino e Giovanni di Filippo su disegno di Solimena; ai lati si trovano due grandi dipinti di Luca Giordano rappresentanti le Nozze di Cana e la Moltiplicazione dei pani e dei pesci, firmati e datati 1705 e considerati le sue ultime opere.

Luca Giordano - Nozze di Cana

Il coro delle monache è situato al livello superiore della zona absidale; il ciclo di affreschi sulla Vita di San Francesco  è stato realizzato dal giovane pittore Francesco Solimena nel 1684, così come la grande scena frontale che raffigura Il Miracolo delle rose ed i Santi Andrea, Gennaro e Bartolomeo, sopra la porta che un tempo portava al complesso vecchio; il bassorilievo in marmo del San Francesco che riceve le stimmate che decora la porta è invece di un ignoto artista napoletano del XVI secolo.

Il coro delle converse è invece situato sopra la controfacciata della chiesa e conserva in modo frammentario affreschi di Luca Giordano del 1687 circa; rimangono superstiti lunette con Giaele che uccide Sisara col piolo, Santa Margherita e il drago e Re Davide.

All’interno della chiesa ha sede il Museo Diocesano di Napoli che presenta una ricca collezione di opere di arte sacra.

La chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia si trova alle spalle di Santa Maria Donnaregina Nuova, quest’ultima costruita nel Seicento con lo scopo di sostituire quella Vecchia; dal 2007 le due chiese fanno parte del circuito del Museo Diocesano di Napoli. All’ interno della chiesa vecchia è conservato il più grande ed uno dei più importanti cicli di affreschi del XIV secolo a Napoli; sulla parete di sinistra della navata della chiesa è collocato il Monumento sepolcrale di Maria d’Ungheria, opera trecentesca dello scultore senese Tino di Camaino. Di fronte al monumento funebre, si apre la cappella Loffredo, a pianta rettangolare con due bifore e coperta da una volta a crociera. Nella cappella si possono ammirare cicli di affreschi trecenteschi raffiguranti l’Annunciazione e la Madonna col Bambino nella parete di fondo, con un crocifisso ligneo del XIV secolo; sulla volta i Santi Pietro e Paolo, sulla parete di destra Storie della vita di San Giovanni, sulla parete d’ingresso San Francesco predica agli uccelli e riceve le stigmate; il ciclo è di ignota attribuzione e riprende spunti giotteschi con reminiscenze bizantine.

INFORMAZIONI:

INDIRIZZO: Largo Donnaregina – 80138 – Napoli

Il complesso è aperto dal lunedì al sabato dalle 9,30 alle 16,30, di domenica dalle 9,30 alle 14,00. È chiuso il martedì.

BIGLIETTI: intero € 6,00, ridotto € 4,00 per le persone over 65, under 18 e gruppi; €3,00 per studenti e parrocchie.