Galleria Nazionale di Capodimonte. Le collezioni pittoriche (Raffaello, Tiziano, Caravaggio)

Torniamo a parlare della più importante pinacoteca d’arte antica di Napoli, tra le più ricche di opere di rilievo in Italia e che si inserisce prepotentemente nel panorama delle grandi pinacoteche d’Europa, ovvero la Galleria Nazionale di Capodimonte.

Visitarla è più che un obbligo per tutti gli amanti dell’arte in visita a Napoli grazie soprattutto alla sua splendide collezioni che contengono opere di primissimo rilievo a livello internazionale.

La collezione farnese

Una volta saliti al primo piano dell’edificio, le sale dalla 2 alla 30 ospitano proprio questa collezione. Il primissimo prospetto che ci troviamo davanti una volta entrati è quello che riguarda le opere di artisti come Tiziano Vecellio e Raffaello Sanzio; ritratti delle personalità di spicco della famiglia Farnese, come il Ritratto di Paolo III e il Ritratto di Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese, ad opera di Tiziano , o come il Ritratto del cardinale Alessandro Farnese, dipinto da Raffaello.

Sono inoltre esposte opere di Giorgio Vasari e Andrea del Sarto, oltre a sculture di Guglielmo Della Porta e a un grande arazzo raffigurante il Sacrificio di Alessandro.

Una volta oltrepassata questa sala, la successiva  è interamente dedicata alla piccola Crocifissione di Masaccio; che però non fa parte della collezione Farnese, ma risulta essere un acquisto del 1901 da un privato al museo come opera di un ignoto  del Quattrocento e solo in seguito ritenuto lo scomparto centrale del Polittico di Pisa che Masaccio aveva realizzato per la chiesa del Carmine del capoluogo pisano, poi frazionato in vari pezzi conservati in altri musei in giro per il mondo. 

Nella successiva sala 4 sono raccolti quattro disegni a carboncino: due di Michelangelo Buonarroti, uno di Raffaello e uno di Giovan Francesco Penni, allievo di quest’ultimo; i disegni appartenevano allo storico e umanista Fulvio Orsini, e sono stati poi ereditati successivamente dalla famiglia Farnese.

Le sale successive contengono opere di grande importanza per il Rinascimento e per il Manierismo italiano: La Sant’Eufemia di Andrea Mantegna, la Trasfigurazione di Cristo di Giovanni Bellini, La Madonna del Velo di Sebastiano del Piombo, la copia del Giudizio universale di Michelangelo dipinta da Marcello Venusti testimonianza dell’affresco prima dell’intervento di censura di Daniele da Volterra.

La sala 11 ospita invece opere di stampo veneto, in particolare alcuni dipinti della maturità di Tiziano come la famosa Danae; o opere di un giovane Dominikos Theotokópoulos, meglio conosciuto come El Greco, allievo di Tiziano e pittore di corte dei Farnese, di quest’ultimo, degno di nota è Ragazzo che soffia su un tizzone acceso, opera in forte chiave chiaroscurale, che sembra essere anticipatrice di tempi più moderni.

La sala 12 raccoglie una delle più importanti collezioni di pittura emiliana del XVI secolo al mondo, frutto del collezionismo dei Farnese e delle confische ai danni di alcune famiglie piacentine e parmensi che avevano architettato una congiura ai danni Ranuccio Farnese; tra gli artisti: Correggio, con i suoi temi sacri e mitologici e figure umane dalle forme morbide e dai colori tenui, Parmigianino, uno dei protagonisti del Manierismo italiano.

Girolamo Mazzola Bedoli, Benvenuto Tisi da Garofalo, Dosso Dossi, Lelio Orsi e Ippolito Scarsella, sono artisti che abitano questa parte dell’esposizione. A completare l’ambiente alcuni busti in marmo di epoca romana.

Le sale successive raccolgono opere lombarde, fiamminghe e germaniche. Tra le opere più importanti di questa parte di galleria troviamo due capolavori di Pieter Bruegel il Vecchio, la Parabola dei ciechi e il Misantropo, che rappresentano parte della fase più matura dell’artista; essi furono acquistati da Cosimo Masi, segretario del principe Alessandro, e confiscati dai Farnese a un suo erede, Giovanni Battista Masi, nel 1611.

Altre opere di grande rilevanza tra la sala 20 e la sala 30 sono quelle della scuola dei Carracci, dell’esperienza dell’accademia degli incamminati, L’atalanta e ippomene di Guido Reni, e altre opere di Bartolomeo Schedoni, Federico Barocci e Giovanni Lanfranco.

A rappresentare la pittura internazionale artisti come Rubens, Antoon Van Dyck e Daniel Seghers. Bellissima l’opera Paesaggio con la ninfa Egeria di Claude Lorrain.

La galleria napoletana

Il secondo piano dalla sala 63 alla 102 ospita l’importantissima collezione denominata Galleria Napoletana.

Essa è composta da quarantaquattro sale e accoglie principalmente dipinti, ma possiamo trovarci anche sculture e arazzi realizzati da artisti napoletani oppure da personalità non del posto ma che hanno lavorato o spedito opere in città influenzando e arricchendo in questo modo la scuola locale in un periodo compreso tra il XIII e il XVIII secolo.

Nelle prime sale sono ospitate opere di diversa tipologia, a dimostrazione della complessità delle realizzazioni artistiche del territorio. Di questa parte d’esposizione fanno parte il Polittico con storie della Passione, in alabastro e legno di manifattura di Nottingham, un arazzo raffigurante la Deposizione dalla Croce e diverse statue lignee di Giovanni da Nola.

La prima opera di notevole importanza è la Madonna dell’umiltà di Roberto d’Oderisio, nella sala 64.

La stessa sala esibisce gli influssi che ha sull’arte napoletana l’arrivo della dinastia angioina e quella del loro mondo cortese; i nuovi sovrani infatti apportano in città importanti lavori di riqualificazioni, con la costruzione di palazzi e chiese che devono quindi essere successivamente decorati.

E gli artisti chiamati a questo lavoro si ispirano a Giotto, presente personalmente in città, e alla sua bottega: è il caso degli esposti in questa sala come Roberto d’Oderisio, con la sua Crocifissione e la Madonna dell’Umiltà e il senese Andrea Vanni con San Giacomo Apostolo.

Nella sala successiva si notano gli influssi del ramo ungherese della dinastia degli Angiò, in particolare di Carlo III di Napoli e di Ladislao I di Napoli, quest’ultimo che commissiona opere a un pittore anonimo oggi conosciuto come il Maestro delle Storie di San Ladislao. Questi ultimi due sovrani, impegnati costantemente in campagne militari, favorirono la presenza a Napoli di numerosi artisti, per la maggior parte provenienti dalla Toscana, come Niccolò di Tommaso.

La sala 66 è esclusivamente dedicata al capolavoro di Simone MartiniSan Ludovico di Tolosa che incorona il fratello Roberto d’Angiò: la tavola, che ricade ancora nel periodo angioino di Napoli, è stata voluta da Roberto d’Angiò, per ricordare e celebrare il fratello Ludovico che ha rinunciato al trono del regno dopo aver aderito alla vita religiosa. Molto particolare è l’allestimento che dona ulteriore monumentalità all’opera.

Da lì in avanti vengono raccolte un importante collezione di sculture in marmo del Cinquecento, produzione artistica in cui Napoli si distingue particolarmente con artisti come Girolamo Santacroce e Giovanni da Nola. Si tratta di elementi decorativi di opere precedentemente ospitate in diverse antiche chiese e conventi napoletani.

Di particolare rilevanza la sala 72 dove sono esposte le pitture di Polidoro da Caravaggio, allievo e aiutante di Raffaello, che si forma a Roma nella prima metà del Cinquecento e che poi lavorerà brevemente anche a Napoli. Tra le tavole esposte l’Andata al Calvario, la DeposizioneSan Pietro e Sant’Andrea, che mettono in risalto la sua immensa creatività e il suo carattere inquieto.

Nelle sale successive il museo presta attenzione al rapporto tra il viceré di Napoli Pedro Álvarez de Toledo y Zúñiga e la Toscana; in questo periodo si crea un intenso scambio culturale tra Napoli e Firenze o Siena, ben visibile nella sala 74 dove trovano spazio artisti come Marco dal Pino, allievo del Beccafumi, a lungo attivo in città, il Sodoma, e, principalmente, Giorgio Vasari, con la Cena in casa del fariseo e la Presentazione al Tempio.

L’opera principale della sala 75 è invece l’Annunciazione di Tiziano, raro esempio di pittura veneta a Napoli, opera che originariamente era collocata presso la cappella Pinelli alla chiesa di san Domenico Maggiore, nel pieno centro storico partenopeo.

Le sale successive, con le loro opere, segnano l’apice dell’arte napoletana del Cinquecento, con artisti che propongono rappresentazioni sacre che parlassero con chiarezza ai fedeli. Qui troviamo artisti come Scipione Pulzone, Ippolito Borghese e la sua pennellata sfumata nella Pietà, Fabrizio Santafede, artista molto vicino alla cultura popolare, e Luigi Rodriguez; caratteristici anche i lavori del Cavalier d’Arpino, uno degli ultimi miniaturisti attivi a Napoli, in particolar modo nella certosa di San Martino.

La sala 78 è completamente dedicata alla Flagellazione di Cristo di Michelangelo Merisi detto Caravaggio, opera che segna l’inizio dell’importantissima stagione del Seicento napoletano, che troverà ben presto una sua caratterizzazione stilistica grazie a diversi artisti presenti sul territorio.

In questa città il Merisi è stato attivo  tra il 1606 e il 1607 per poi tornarci tra il 1609 e 1610 contribuendo a trasformare radicalmente la pittura del capoluogo che fino a quel momento è caratterizzata da un decorativismo ritenuto eccessivo dal maestro, che la trasforma invece in una pittura più semplice, essenziale e tenebrosa, che si rispecchia anche nei vicoli della città; una maniera fino ad allora ignorata, e poi affrontata, soprattutto a partire dal secondo decennio del XVII secolo, in cui si gettarono le basi per il naturalismo napoletano.

I capolavori del Seicento napoletano trovano spazio nelle sale immediatamente successive all’opera di Caravaggio. Battistello Caracciolo, Artemisia Gentileschi, Simon Vouet, Massimo Stanzione con il Sacrificio di Mosè e il Martirio di sant’AgataPietro NovelliCesare Fracanzano e Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto con la Maddalena in meditazioneEterno PadreTrinitas terrestris e San Girolamo e l’angelo del Giudizio. Un altro capolavoro assolutamente da vedere di questo artista è il Sileno Ebbro, olio su tela ricco di elementi mitologici, teatrali e naturali.

A completare la pittura del Seicento, un grande maestro napoletano Luca Giordano che con il suo modo di dipingere anticipa il Settecento e il Rococò presente nelle sale successive. Tra i capolavori che possiamo ammirare di questo artista, una serie di pale d’altare che ornavano al tempo le chiese napoletane come: L’Estasi di san Nicola da Tolentino, l’Elemosina di san Tommaso da Villanova, la Madonna del Baldacchino, la Madonna del Rosario e la Sacra Famiglia ha la visione dei simboli della Passione.

A concludere il percorso nella storia della pittura a Napoli, le sale dedicate al Settecento maturo con artisti come Gaspare Traversi, Giacomo del Pò, Domenico Antonio Vaccaro e Francesco de Mura.

INFORMAZIONIIndirizzo: Via Miano, 2, 80131 Napoli NAOrari: Lun-Dom 8.30-19.30 (Mercoledi giorno di chiusura) -
€ 12 intero –
€ 2 ridotto per visitatori di età compresa tra 18 e 25 anni
–  € 4 biglietto secondo piano museo comprensivo di mostra nelle giornate ad ingresso gratuito e per i titolari di artecard.
Ingresso gratuito per i minori di 18 anni