La Pietrasanta. Un microcosmo per comprendere Neapolis

Chiese La Pietrasanta. Un microcosmo per comprendere Neapolis

Complesso architettonico

Nel cuore dell’antica Neapolis, ci sorprende una piccola piazza con  monumenti tutt’intorno. La Pietrasanta. Non solo una basilica, ma un vero complesso architettonico, che l’omonima associazione ha saputo sottrarre all’oblio e restituire ai visitatori.
Sulla sinistra, è la Cappella del Pontano, un piccolo mausoleo dal gusto rinascimentale, che l’umanista napoletano dedicò alla moglie e ai figli morti. All’esterno si leggono moniti  in latino ai passanti: “Di fondamentale importanza è il conoscer se stessi”.

La cappella del Santissimo Salvatore

Sempre sulla sinistra, al lato della chiesa, la Cappella del Santissimo Salvatore: all’interno, una splendida pavimentazione maiolicata e un trittico, la cui storia si intreccia con quella delle vicissitudini della città. Governata dagli aragonesi, Napoli fu occupata per breve tempo da Carlo VIII (1495). Pare che il sovrano abbia donato al Pontano il polittico, che raffigura regnanti francesi ai lati e, al centro, una crocifissione, in una commistione di religiosità e potere.

Il campanile

Sulla destra rispetto alla chiesa e separata da essa, una torre di sapore romanico: il campanile più antico della città ( XI secolo), con, alla base, alcuni pezzi  romani di reimpiego, tra cui il ludus latruncolorum.
E poi, la chiesa. Accedendo attraverso il portale di Sanbarberio, si resta  subito colpiti dall’altezza a cui giunge la cupola e dal maiolicato, che riproduce sul pavimento i motivi della balaustra dell’altare. Si tratta di un’architettura del famoso Fanzago, terminata nel 1667, dal barocco stranamente spoglio: la decorazione viene affidata unicamente alle lesene di ordine di grandezza gigante, e a qualche statua o dipinto; come l’effigie che ritrae Pomponio, il vescovo che fece edificare la vecchia chiesa paleocristiana su cui sarà costruita quella attuale.
Non finisce qui, il viaggio nella basilica di santa Maria maggiore. Delle scale portano nella cripta e in una cavità, dove si apre un museo sotterraneo: Lapis.

La visita con visore 3d e realtà aumentata

Installazioni multimediali, tra cui visori 3d, video, touch screen, resti di una domus con mosaici e una mostra, Sacra Neapolis; il tutto illustrato da una delle cordialissime guide del luogo.
Viene per la prima volta esposta la Stipe votiva di Demetra: gli oggetti votivi della Neapolis delle origini, generalmente custoditi al Mann. Queste testine in terracotta legate al culto della dea della fertilità, con gli ex voto associati alle rappresentazioni sacre del ratto di Persefone (la bella figlia di Demetra rapita da Ade), furono ritrovate in una fossa a Caponapoli nel 1933. I sacerdoti greci le avevano deposte nelle “stipi” perché non occupassero tutto lo spazio del tempio.

Ancora, monete greche, statue romane e un’iscrizione che rimandano alla religiosità greco-romana della nostra città…
La discesa nella cavità è spettacolare: si raggiungono i 40 mt di profondità, attraverso una scalinata illuminata e disseminata di reperti, installazioni contemporanee, pietre vulcaniche messe a disposizione dall’Osservatorio vulcanologico vesuviano!
La cavità è una delle 900 e oltre che rendono il sottosuolo napoletano come una groviera. Fu utilizzata nel XVII secolo per trarre il tufo necessario all’edificazione della basilica; vi si possono vedere, sulla parete, i segni della cavazione e le ” grappiate”, sorta di gradini artificiali usati per lavorare a più livelli.
Questo, ma tanto ancora è la Pietrasanta – presto verrà aperta la sezione sotterranea legata ai rifugi bellici. Archeologia, arte, vulcanologia, religione; stratificazioni orizzontali e verticali della città; 2500 anni di storia. Un’abbondanza di bellezza, un microcosmo capace di gettare luce sul passato della nostra città.