Visita Chiesa di Santa Caterina a Formiello – Napoli

Le prime notizie, che riferiscono di Santa Caterina a Formello, risalgono alla metà del XV secolo, quando, una piccola chiesa, appartenente all’ordine dei Celestini, sorgeva in un’area non ancora inglobata nell’ampliamento delle mura fortificate, voluto dagli Aragonesi a patire dagli anni Ottanta del ‘400.
II nome Forme deriva dalla presenza dei formali dell’antico acquedotto della Bolla, un tempo principale fonte di approvvigionamento idrico della città.
La chiesa conquista gli onori della cronaca quando l’erede al trono del Regno di Napoli, Alfonso d’Aragona duca di Calabria, l’acquista e vi trasferì, nel 1489, le riottose monache della Maddalena, il cui convento, che sorgeva accanto alla nota villa di delizie detta ‘la Duchesca’, volle adibire ad alloggio per i suoi cortigiani.
Morto Alfonso nel 1495, le monache tornarono nel convento della Maddalena nel 1497 e la chiesa di Santa Caterina venne affidata, nel 1498, dal re Federico d’Aragona ai Domenicani riformati lombardi che seguivano le regole pi austere dettate dal beato Raimondo da Capua. E’ in questa fase che furono traslate in Santa Caterina le reliquie del 240 martiri d’Otranto, trucidati dai Turchi nel 1480, poste in una cappella eretta accanto all’antica chiesa. Nel 1514 i Domenicani avviarono i lavori per la nuova fabbrica. Anche se le fonti ricordano l’architetto Antonio Marchesi da Settignano, la paternit del progetto ancora oggi assai dibattuta. Si concordi, per, nel riconoscere nell’edificio le eleganze formali dell’architettura rinascimentale toscana che ben si armonizzavano con il contesto dominato dalla Porta Capuana, progettata da Giuliano da Majano. Le fasi costruttive durarono a lungo: nel 1519 si inizi l’edificazione della cupola, elegante e slanciata, ritenuta dalle fonti la prima a sorgere a Napoli; la direzione dei lavori pass, poi, a Romolo Balsimelli ed probabile che, durante il Cinquecento, il progetto subisse modifiche anche in osservanza delle nuove regole dettate dalla Controriforma. Nel 1577 la chiesa pot dirsi terminata e la sue forme, eleganti ed austere, risultarono consone all’ordine dei Domenicani lombardi, mentre le famiglie che avevano avuto in concessione le cappelle ne completarono la decorazione. Anche se le opere ebbero, quindi, committenze varie, i Domenicani elaborarono un progetto iconografico uniforme: il tema dominante era la lotta alle eresie; le due sante, Caterina d’Alessandria, a cui e dedicata la chiesa, e Caterina da Siena, celebre santa domenicana, sono parte di questo vasto programma iconografico, dove trovano spazio, ovunque, i simboli del martirio di Caterina d’Alessandria la ruota uncinata e la spada e dei Domenicani il cane con la fiaccola.
Tra il 1655 e il 1659 si realizza la decorazione del portale esterno, su progetto del regio architetto Francesco Antonio Picchiatti. Alla fine del Seicento le levit dell’arte barocca dovettero affascinare anche i severi Domenicani e una nuova fase di lavori ebbe inizio. Nel 1677 venne rifatto il pavimento e messe in opera le balaustre delle cappelle laterali, quasi tutte recanti i simboli del martirio di Santa Caterina. Nel 1695, giunse da Roma Luigi Garzi, un abile e accademico pittore, che confer alla chiesa un volto nuovo. Una leggera trama decorativa ricoprì i pilastri di piperno e le volte; Garzi affresca entro il 1698 due scenografiche raffigurazioni: Santa Caterina d’Alessandria in gloria, contemplata da Santa Caterina da Siena, nella volta, e il Martirio di Santa Caterina, nella controfacciata.

Il convento di Santa Caterina a Formello divenne uno dei complessi domenicani più belli d’Italia: ospitava, dal 1613, un’importante spezieria, una rinomata raccolta di oggetti naturali di particolare rarità, nonchè una raffinatissima biblioteca. I Domenicani occuparono il convento fino al 1806, quando. per le soppressioni francesi, furono costretti a lasciarlo ed esso divenne, a partire dal 1825, un importante complesso industriale per la produzione della lana.