Visita il Cimitero delle fontanelle. Napoli tra fede e tradizione

Il cimitero delle Fontanelle è un antico luogo di sepoltura della città di Napoli, la cui struttura è risalente al IV secolo a.C., tempo in cui i era adibita all’estrazione del tufo, materiale da costruzione fortemente utilizzato dai greci.

In quest’area, infatti, vi erano dislocate le numerose cave, utilizzate fino all’inizio del Seicento per reperire il materiale utilizzato per costruire l’architettura della città.

La storia del cimitero delle Fontanelle ha anche un’altra data importante: il 1656, anno della peste a Napoli. In quell’anno la peste fece moltissime vittime e i tantissimi corpi senza vita erano spesso lasciati per strada. Si pensò quindi di utilizzare questa cava per deporre i cadaveri.

Lo spazio della necropoli si articola su tre ampie gallerie per un totale di circa 3.000 mq. La prima in ordine d’ingresso, è detta dei preti, poiché fu dedicata ai preti nobili seppelliti nelle “terre sante” (sepolcri sotterranei dove i defunti venivano riposti durante il processo di putrefazione, privi di bara), mentre le altre due sono la galleria degli appestati, e quella delle anime pezzentelle (le anime del purgatorio, oggetto di grande culto).

Questo luogo misterioso è situato all’interno del Rione Sanità, uno dei quartieri di Napoli più ricchi di storia e tradizioni, appena fuori dal tracciato delle mura greco – romane, in una zona scelta per la necropoli pagana e più tardi per i cimiteri cristiani.

Da circa 400 anni sono presenti i resti di chi non poteva permettersi una sepoltura e, soprattutto, delle vittime delle grandi epidemie che hanno più volte colpito la città nel corso della sua storia.

Nell’Ottocento vennero portate anche le ossa provenienti dalle sepolture delle chiese bonificate dopo l’arrivo dei francesi di Gioacchino Murat alla guida del regno, e da altri scavi effettuati in quel periodo. Sempre alla fine dell’Ottocento risale la sistemazione delle ossa per tipologia (crani, femori, tibie) per opera del canonico Gaetano Barbati e del Cardinale Sisto Riario Sforza.

Oggi visitare l’antico ossario significa immergersi nella memoria storica di Napoli, attraversare in maniera trionfale le diverse pestilenze diffuse anticamente in Europa e scoprire la tradizione religiosa della città partenopea.

Una tradizione anche abbastanza nota del luogo, è quella che ha legato, soprattutto in passato, il fedele al culto delle anime del purgatorio, dette anche pezzentelle. Questo prevedeva una vera e propria adozione di un teschio (detta anche capuzzella) da parte del credente che in questo modo l’accoglieva nella sua famiglia. Questo ponte tra vivi e morti era considerato una sorta di sodalizio capace di aiutare entrambe le parti a superare la povertà, o il fatto di essere dimenticati.

I fedeli sceglievano così chi pregare e a chi offrire i lumini nelle loro visite costanti e regolari. Solo allora il morto appariva in sogno e si faceva riconoscere, secondo la credenza popolare. Moltissime erano le richieste di grazia e di miracoli, molti dei quali oggetto di ricchi ringraziamenti ed elogi da parte dei fedeli.

Il culto fu estremamente vivo negli anni del secondo conflitto mondiale e nei primi decenni del secondo dopoguerra; la guerra infatti aveva distrutto famiglie, diviso parenti, e provocato morte, disgrazia, distruzione e miseria. Non potendo dunque aspettarsi aiuto dai vivi, il popolo lo chiedeva ai morti, e l’evocazione delle anime pezzentelle diventa così la concreta rappresentazione della speranza di sottrarsi miracolosamente all’infelicità e alla miseria.